Camorra, dai lidi ai cantieri della clinica: gli affari della ditta dei Corvino

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Stanislao Corvino e Vincenzo D'Angelo
Stanislao Corvino e Vincenzo D'Angelo

CASAL DI PRINCIPE – Nel tennis si chiama wild card. Se sei un atleta apprezzato dalla federazione che organizza il torneo, se hai alle spalle una storia sportiva importante, hai la possibilità di accedere al tabellone principale e giocartela senza passare per la trafila delle qualificazioni. E nel mondo imprenditoriale casertano, a rappresentare questa wild card, a volte, sarebbe il clan dei Casalesi. Se sei un imprenditore in rapporto con una cosca, riesci ad accedere al sistema dei lavori che conta, quelli che fanno guadagnare denaro facile.

E, secondo la Dda di Napoli, a rappresentare la wild card per la New Ecology sarebbe stato il gruppo Bidognetti, in particolare chi, con Gianluca Nanà Bidognetti in carcere, rappresentava la faccia operativa della compagine fino al 2022: Vincenzo D’Angelo, detto Biscottino, genero del boss Francesco Bidognetti, alias Cicciotto ‘e Mezzanotte.

L’indagine dei carabinieri del NOE che ha coinvolto Stanislao e Francesco Corvino, i fratelli di Castel Volturno ritenuti gestori della New Ecology, ha tracciato, sostiene la Procura di Napoli, proprio le ingerenze della mafia casalese nella ditta. Lo ha fatto anche grazie alle dichiarazioni rese proprio da D’Angelo, che da più di tre anni collabora con la giustizia.

Rispondendo alle domande dei pm dell’Antimafia su Stanislao Corvino, ha raccontato di vantare un rapporto decennale con il castellano, figlio di Domenico ‘o Calabresiello (non coinvolto nella nuova indagine), ritenuto dal pentito storicamente vicino agli ambienti mafiosi. La relazione tra Biscottino e Stanislao Corvino sarebbe stata favorita da Nicola Sergio Kader, capozona dei Bidognetti sul litorale domizio fino al suo arresto.

Corvino, ha raccontato il collaboratore, stava vivendo un momento di difficoltà imprenditoriale e avrebbe chiesto a D’Angelo di aiutarlo a procurarsi lavoro. In cambio, a Biscottino sarebbe andato il 50% degli utili sui lavori. E così D’Angelo lo avrebbe favorito in alcuni appalti, come quelli relativi ai lavori di pulizia e sistemazione dei lidi balneari domitiani dal Flava Beach (estraneo all’indagine) fino a Pescopagano. In pratica, ha riferito D’Angelo, Corvino Stanislao avrebbe sistemato le spiagge e smaltito i rifiuti derivanti dalle pulizie.

Secondo il collaboratore, fu lui a incaricare Nicola Sergio Kader di contattare i titolari dei lidi balneari del litorale domizio affinché affidassero a Corvino il servizio di pulizia e smaltimento dei rifiuti delle spiagge. D’Angelo ha spiegato che Corvino svolgeva già saltuariamente quel tipo di attività per alcuni stabilimenti, ma che grazie al suo intervento sarebbe diventato il referente esclusivo dell’intera area domitia.

A detta del collaboratore, il servizio sarebbe stato assicurato dal clan a Corvino dal 2012 al 2016, garantendo introiti per circa 50-60mila euro all’anno in coincidenza con la preparazione estiva dei lidi. Altra commessa che il gruppo Bidognetti avrebbe garantito riguarda un subappalto collegato ai lavori di ampliamento della clinica Pineta Grande (totalmente estranea all’indagine sui Bidognetti) di Castel Volturno.

D’Angelo ha raccontato che Stanislao Corvino gli avrebbe chiesto di intervenire affinché gli venisse affidata metà dei lavori di demolizione e smaltimento dei rifiuti derivanti dal cantiere, inizialmente assegnati alla società Te Vin (estranea all’indagine). D’Angelo ha raccontato di aver contattato il titolare di quella ditta per comunicargli che ai lavori sarebbe stato affiancato anche Stanislao Corvino e che l’imprenditore non avrebbe sollevato alcuna obiezione, accettando la condivisione dell’attività.

Secondo il collaboratore, dal 2016 Corvino sarebbe stato così introdotto anche nei lavori di smaltimento e movimento terra legati alla clinica Pineta Grande, attività che gli avrebbero garantito introiti per circa 80mila euro al mese. Per D’Angelo, Stanislao Corvino era ormai considerato un imprenditore vicino al clan Bidognetti, circostanza che – sempre secondo il pentito – gli avrebbe consentito di evitare il pagamento di tangenti estorsive per alcuni lavori realizzati a Pozzuoli e Casal di Principe, grazie al rapporto con il gruppo criminale.

Nel 2016, ha aggiunto il pentito, entra in gioco la New Ecology: Stanislao Corvino l’avrebbe costituita intestandola al fratello Francesco perché lui era già stato coinvolto in una precedente vicenda giudiziaria per camorra. Di fatto, però, sempre secondo D’Angelo, sarebbe stato Stanislao a gestire la società con sede a Castel Volturno, attiva nel riciclaggio di rifiuti inerti in un impianto vicino alla pista di go-kart.

Con la New Ecology, ha raccontato ancora il collaboratore, il rapporto economico con il clan sarebbe proseguito con le stesse modalità: il 50% degli utili derivanti dai lavori assicurati grazie all’intervento del gruppo Bidognetti sarebbe stato destinato a D’Angelo.

Questo spaccato è inserito nell’inchiesta che, come detto, ha messo sotto indagine i fratelli Corvino e altre nove persone. A Stanislao Corvino è contestato il reato di associazione mafiosa; al fratello Francesco il reimpiego di capitali illeciti; a Mario Camasso, ragioniere della ditta, e al commercialista Danilo D’Angelo il riciclaggio della somma che D’Angelo avrebbe fatto versare nelle casse della New Ecology.

C’è poi il capitolo relativo al traffico illecito di rifiuti con l’aggravante mafiosa che coinvolge, oltre ai Corvino e a Camasso, anche Giuseppe Pratillo, 72enne di Grazzanise, ritenuto dagli inquirenti l’uomo che avrebbe individuato i siti dove scaricare i fanghi provenienti dalla lavorazione del pomodoro, Antonio Baiano, 61enne di Marano di Napoli, Melazim Dauti, 59enne di origini albanesi, Ciro Annunziata, 34enne di Castel Volturno, Gennaro Ruggiero, 63enne di Castelpizzuto, e Francesco Iaiunese, 60enne di Casal di Principe, tutti accusati di aver gestito abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti (scarti provenienti dalla lavorazione di pomodori). In questo caso l’aggravante mafiosa è contestata soltanto ai Corvino e a Camasso.

Le persone coinvolte nell’inchiesta, che si sviluppa attraverso l’indagine condotta dai carabinieri del NOE, sono da ritenere innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. La Dda aveva richiesto misure cautelari, ma nei giorni scorsi il giudice Chiara Bardi del Tribunale di Napoli ha rigettato l’istanza, disponendo però il sequestro preventivo della New Ecology e il sequestro per equivalente fino a 1,6 milioni di euro nei confronti degli indagati – ad eccezione del commercialista D’Angelo e del collaboratore di giustizia – in relazione alla gestione illecita dei rifiuti. Nel collegio difensivo figurano, tra gli altri, gli avvocati Luca Viggiano, Raffaele Russo, Pasquale Diana e Francesca Luongo.

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