Casapesenna, bunker con elettricità a scrocco: assolti Inquieto, Massa e il capoclan Michele Zagaria

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Michele Zagaria
Michele Zagaria

CASAPESENNA – Il lungo capitolo giudiziario legato alla gestione logistica della latitanza di Michele Zagaria si chiude con un paradosso normativo che cancella quattordici anni di indagini. La Corte di Cassazione, con la sentenza numero 14947 del 2026, ha infatti annullato senza rinvio le condanne per furto aggravato di energia elettrica a carico del boss dei Casalesi e dei suoi storici vivandieri, Vincenzo Inquieto e Rosaria Massa. Nonostante l’impianto accusatorio avesse accertato la sottrazione sistematica di corrente elettrica dalla rete pubblica per alimentare il rifugio tecnologico di via Mascagni, la giustizia si è dovuta arrendere davanti a un ostacolo procedurale insormontabile: l’assenza della querela di parte.

La vicenda ruotava attorno a un ingegnoso allaccio abusivo che collegava il contatore della pubblica illuminazione del Comune di Casapesenna direttamente al sistema elettrico del bunker sotterraneo, per un danno stimato alle casse dell’Enel di oltre 36mila e 400 euro. Tale energia era vitale per mantenere in funzione i sofisticati impianti di aerazione, i monitor di sorveglianza e i meccanismi di apertura dei nascondigli in cui Zagaria trovò riparo fino al dicembre 2011. Tuttavia, le recenti riforme legislative hanno trasformato il furto in un reato procedibile solo se la vittima presenta una formale denuncia, a meno che non vengano riconosciute aggravanti specifiche come la destinazione del bene a un servizio pubblico.

Nel caso in questione, i giudici della Suprema Corte hanno rilevato che l’aggravante che avrebbe permesso di procedere d’ufficio era stata esclusa già nel primo grado di giudizio. Poiché il Pubblico Ministero non aveva impugnato tale esclusione all’epoca, si era formata una preclusione giuridica che ha impedito alla Corte d’Appello di applicarla nuovamente. Di conseguenza, il reato è tornato a essere punibile solo dietro querela, documento che però non è mai stato depositato entro i termini stabiliti dalla legge. Per questa ragione, i magistrati hanno dichiarato l’azione penale non più proseguibile, sancendo l’assoluzione definitiva per gli imputati.

Questa sentenza lascia un retrogusto amaro per lo Stato, poiché un tassello fondamentale del sistema di supporto al clan dei Casalesi resta impunito per un dettaglio tecnico. Se da un lato le prove del furto erano evidenti, dall’altro il rigore del diritto ha imposto il proscioglimento degli imputati, evidenziando come le pieghe della procedura possano talvolta neutralizzare anche le accuse più documentate. Quattordici anni dopo la cattura del boss, il bunker di via Mascagni smette di essere un caso penale per trasformarsi definitivamente in un simbolo della complessa storia giudiziaria del territorio.

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