NAPOLI – Prima il blitz, rapido e chirurgico, tra i palazzoni di Scampia. Poi la rabbia, cieca e violenta, che esplode contro lo Stato, contro quella divisa che ha osato spezzare un ingranaggio dello spaccio. È una storia a due facce quella andata in scena ieri nel cuore del lotto H, il famigerato agglomerato di edilizia popolare conosciuto come i “Sette Palazzi”, un territorio dove la legge dello Stato fatica ancora a imporsi su quella della criminalità.
Tutto ha inizio nel pomeriggio, quando i Carabinieri della stazione di Napoli Marianella fanno irruzione nell’area. L’obiettivo è una piazza di spaccio a cielo aperto, una delle tante che costellano il quartiere. L’operazione è fulminea. I militari sorprendono tre ragazzi in flagranza di reato, proprio mentre stanno cedendo dosi di cobret, la devastante eroina da fumare, a due acquirenti. Per i clienti scatta la segnalazione alla Prefettura come assuntori, ma per i tre pusher il destino è segnato.
A finire in manette è Alessandro Chianese, un diciottenne del posto già noto alle forze dell’ordine nonostante la giovane età. Con lui, a gestire il business illecito, ci sono due complici ancora più giovani: un sedicenne e un ragazzino che ha appena compiuto quindici anni. Un trio che rappresenta la nuova, giovanissima manovalanza della camorra, reclutata per pochi euro e gettata in prima linea nel mercato della droga.
La perquisizione successiva conferma l’attività a pieno regime. I Carabinieri ispezionano un’aiuola, usata come nascondiglio per la merce, e trovano un vero e proprio campionario dello sballo: 23 dosi di cobret, il prodotto “di punta” della piazza, ma anche 8 dosi di marijuana, 1 di hashish e 2 di crack. Nelle tasche dei tre arrestati vengono rinvenuti 141 euro in banconote di piccolo taglio e monete, chiaro provento dell’attività di spaccio appena interrotta.
Portati in caserma per le formalità di rito, i tre prendono strade diverse: per il maggiorenne Chianese si aprono le porte del carcere, mentre per i due minorenni quelle dell’istituto di prima accoglienza dei Colli Aminei. Ma è proprio quando l’operazione sembra conclusa che la situazione degenera.
Una “gazzella” dell’Arma esce dal cancello carraio della stazione per accompagnare gli arrestati alle procedure di fotosegnalamento. È in quel momento che un gruppo di persone, composto da amici e parenti dei tre, si fa avanti e accerchia il veicolo. L’aria si fa pesante, le urla coprono il rumore del motore. Qualcuno, più audace, passa dalle parole ai fatti: partono calci e pugni contro la carrozzeria dell’auto di servizio, un assalto in piena regola per “difendere” i giovani pusher. I Carabinieri a bordo, mantenendo il sangue freddo, riescono in pochi, concitati istanti a riportare la calma e a disperdere la folla, riprendendo la marcia.
L’episodio, però, non resterà impunito. Al termine degli accertamenti, sei persone verranno denunciate a piede libero per i reati di resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Si tratta di un gruppo di ragazzi e ragazze, tra cui spiccano altri due sedicenni, a testimonianza di un contesto sociale drammatico dove il confine tra lecito e illecito si fa sempre più labile e dove l’arresto di uno spacciatore viene vissuto non come un atto di giustizia, ma come un’offesa da vendicare.











