La strategia preventiva dei De Micco-De Martino per soffocare le rivolte degli emergenti al Conocal

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Marco De Micco ed Antonio De Martino
Marco De Micco ed Antonio De Martino

NAPOLI – Il clan De Micco-De Martino affronta una rivolta nelle palazzine del parco Conocal. Pochi giorni fa è arrivata una sentenza con condanne pesanti per la catena di comando: 44 persone condannate, tra cui Marco De Micco a 14 anni di reclusione e Salvatore De Martino a venti anni. Secondo gli inquirenti, questa decisione potrebbe aver spostato gli equilibri nelle palazzine di edilizia popolare, alimentando nuove fibrillazioni criminali, in particolare proprio nell’area del Conocal. Sacche di resistenza potrebbero riorganizzarsi nel tentativo di rovesciare i “Bodo”.

Il Conocal è tornato così a essere l’epicentro di una faglia sismica criminale che minaccia di far crollare i già precari equilibri di Napoli Est. Al centro della contesa ci sarebbe la rivolta delle nuove leve dei D’Amico, i cosiddetti “Fraulella”, decisi a spezzare la subordinazione economica imposta dal cartello egemone dei De Micco. Il conflitto nascerebbe da motivazioni economiche: i giovani legati ai D’Amico non sarebbero più disposti a versare le pesanti percentuali pretese dai “Bodo” sugli incassi del narcotraffico.

Questa sottomissione forzata avrebbe spinto la nuova paranza a organizzarsi nell’ombra, trasformando i complessi di edilizia popolare del Conocal in depositi strategici. Gli investigatori descrivono un gruppo di emergenti che starebbe accumulando armi e risorse logistiche, preparando il terreno per quella che appare come una possibile resa dei conti.

I De Micco, tuttavia, non restano a guardare. Consapevole del rischio, il cartello egemone avrebbe avviato una strategia di contenimento aggressiva. Da settimane il quartiere sarebbe teatro di “stese” e incursioni mirate, finalizzate a soffocare sul nascere ogni tentativo di indipendenza dei ribelli. L’obiettivo dei “Bodo”, secondo gli investigatori, sarebbe quello di isolare i reduci dei D’Amico e fare terra bruciata intorno a loro, impedendo che possano consolidare una struttura militare capace di reggere uno scontro frontale.

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