Il castello difensivo della Juventus è crollato. Massimiliano Allegri lo aveva costruito con pazienza, blindandolo fino a renderlo un punto di forza quasi inscalfibile. Nel girone d’andata, la squadra bianconera vantava la seconda miglior difesa del campionato, un dato che l’aveva spinta a sognare lo scudetto e a tallonare l’Inter capolista. Si parlava di una formazione a cui si poteva criticare il gioco, ma non l’anima e la capacità di difendersi con un ordine quasi maniacale.
Pochi mesi dopo, lo scenario è radicalmente cambiato. Dalla fine di gennaio, la solidità difensiva si è dissolta. In una lunga fase del girone di ritorno, la Juventus ha incassato gol con una regolarità preoccupante, una media ben superiore a quella della prima parte di stagione. La certezza più granitica della stagione si è sciolta proprio nel momento decisivo, lasciando perplessi tifosi e addetti ai lavori.
L’involuzione ha una data simbolica: la sconfitta nello scontro diretto contro l’Inter a inizio febbraio. Quel risultato ha spento le ambizioni tricolori e ha innescato una spirale negativa. Al contraccolpo psicologico per l’allontanamento dalla vetta si è aggiunto un vistoso calo di rendimento individuale, anche dal punto di vista fisico.
Il centrocampo, in particolare, ha smesso di fare da filtro. Quando Adrien Rabiot ha diminuito l’intensità del suo prezioso lavoro in fase di non possesso, l’intera struttura ne ha risentito. Anche Manuel Locatelli è apparso meno lucido e la squadra ha faticato a trovare l’equilibrio che prima garantiva solidità e ripartenze efficaci. Se nella prima parte della stagione il problema sembrava un attacco poco prolifico, la crisi si è poi allargata a ciò che per il tecnico conta di più: la fase difensiva.
I numeri della metamorfosi sono stati impietosi. I pochi clean sheet ottenuti nel girone di ritorno hanno fotografato perfettamente la crisi. Tra la fine di gennaio e la fine di marzo, la Juventus ha raccolto appena sette punti in nove partite, una media da zona retrocessione. Un ritmo inspiegabile dopo i 46 punti del girone d’andata, che avevano alimentato le speranze di un testa a testa per il titolo.
Anche i pilastri della retroguardia hanno vacillato. Federico Gatti e Danilo hanno alternato buone prestazioni a errori inusuali, mentre lo stesso Wojciech Szczęsny non è sembrato sempre impeccabile come in passato. La solidità di Gleison Bremer non è bastata a mascherare le difficoltà di un reparto che ha perso fiducia e automatismi. Allegri dovrà lavorare per ritrovare quel “certo modo” di difendere che è svanito, con l’obiettivo di chiudere la stagione assicurandosi la qualificazione alla Champions League.





