Musella ammazzato a Ponticelli: l’ipotesi della vendetta trasversale per punire il gruppo delle Pazzignane

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Tommaso Schisa e Luisa De Stefano
Tommaso Schisa e Luisa De Stefano

NAPOLI – Le indagini della questura partono dal profilo della vittima. Antonio Musella aveva qualche piccolo precedente, ma era un lavoratore e non era legato ai clan in guerra nel quartiere Ponticelli. Era imparentato in linea indiretta con personaggi del gruppo delle Pazzignane, antagonista del cartello egemone De Micco-De Martino. Gli investigatori non escludono che l’omicidio del 50enne in via Cupa vicinale Pepe sia una vendetta trasversale. Nel gruppo delle Pazzignane ci sono due importanti collaboratori di giustizia: Luisa De Stefano e il figlio Tommaso Schisa.

Gli investigatori sospettano un messaggio trasversale diretto alle “Pazzignane”. Secondo un primo resoconto delle forze dell’ordine, non è stata solo un’esecuzione, ma un messaggio recapitato con il piombo, scandito dai colpi di pistola esplosi ieri notte nelle palazzine popolari. La morte di Antonio Musella, il fruttivendolo ucciso nel Lotto 6, potrebbe rientrare in una strategia spietata: colpire una persona estranea alle dinamiche criminali per punire di riflesso il tradimento delle “Pazzignane”.

I killer conoscevano perfettamente la routine di Musella: sapevano che ogni notte, a quell’ora, l’uomo usciva per andare a prendere il suo furgone e recarsi al mercato di Volla, dove lavorava. Musella era lontano dalle logiche dei clan. In quell’area ci sono due cartelli in guerra: da una parte i De Micco-De Martino e dall’altra la cordata guidata dai De Luca Bossa-Minichini del Lotto 0. Lui non era mai stato coinvolto in queste dinamiche, come dimostra il fatto che abbia sempre lavorato. Era però imparentato con le cosiddette “Pazzignane”, il gruppo femminile che tra il 2016 e il 2018 aveva strappato il controllo di Ponticelli ai De Micco.

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