Milan, chi è Tony D’Amico: il futuro direttore sportivo

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Cronache sport calcio
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Tony D’Amico è il candidato principale per diventare il nuovo direttore sportivo del Milan. Giorgio Furlani lo ha individuato come figura ideale per il club a partire dalla stagione 2026-27, dopo un primo contatto avvenuto già un anno fa. La decisione finale spetterà ora alla proprietà e a Gerry Cardinale.

D’Amico, attuale direttore sportivo dell’Atalanta con un passato al Verona, è un nome in forte ascesa nel panorama dirigenziale italiano. Ma dietro il professionista si celano aneddoti e curiosità che ne definiscono il carattere e il percorso.

Inizialmente, D’Amico ha tentato la carriera da allenatore. Nella stagione 2013-14, subito dopo aver appeso gli scarpini al chiodo, ha lavorato come assistente di Raffaele Novelli alla Vigor Lamezia. È stato però Fabio Pecchia, allora vice di Benitez al Napoli, a intuirne il potenziale in un altro ruolo. Pecchia lo ha segnalato a Filippo Fusco, dirigente del Bologna, suggerendogli di offrirgli una possibilità come scout. Quella chiamata gli ha cambiato la vita, indirizzandolo verso la carriera dirigenziale.

Un tratto distintivo della sua personalità è la reazione fisica allo stress del mercato. D’Amico ha raccontato di soffrire regolarmente di febbre alta alla fine di ogni sessione di trasferimenti, un segnale della forte tensione accumulata. Chi lo conosce bene lo descrive come un professionista silenzioso ma estremamente passionale, che vive le trattative con grande trasporto e dedizione, lontano da un approccio rilassato.

Da calciatore, D’Amico era una mezzala di grande corsa originaria di Popoli, in Abruzzo. Ha giocato a Chieti con Fabio Grosso, che non a caso è stato il primo allenatore da lui scelto per il suo Verona. Durante i sei anni alla Cavese, ha vissuto una delusione quando il nuovo allenatore gli ha negato la fascia da capitano. Questo episodio lo ha portato a trasferirsi al Foggia, una scelta che si è rivelata cruciale. Di sé come giocatore ha detto: “Non facevo gol neanche solo davanti alla porta. Ed ero un rompiscatole: litigavo con tutti”.

I suoi idoli calcistici rivelano molto del suo modo di intendere il calcio. D’Amico ha indicato in Leo Junior e Paulo Sousa i suoi modelli di riferimento. Entrambi centrocampisti intelligenti e registi, non sono state scelte banali. Il primo, un brasiliano icona di Torino e Pescara; il secondo, un campione portoghese con Juventus e Borussia Dortmund.

Infine, un’abitudine che lo contraddistingue è il fumo. D’Amico ha ammesso di fumare molto, specialmente durante il mercato, arrivando anche a due pacchetti al giorno. Un aneddoto significativo riguarda una trattativa per portare Dawidowicz al Verona, durante la quale è rimasto chiuso per 13 ore in una stanza d’albergo. La sua esperienza all’Atalanta gli ha insegnato l’importanza della collaborazione, una qualità che si rivelerà fondamentale nella sua possibile avventura al Milan.

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