La Russa: frase sessista e la piramide della violenza

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Cultura stupro
Cultura stupro

Durante un evento al Senato sulla tutela dei minori online, il presidente Ignazio La Russa ha rivolto un commento a sfondo sessuale alle parlamentari Mara Carfagna e Mariastella Gelmini. L’episodio è avvenuto durante la presentazione di una proposta di legge contro il cyberbullismo, illustrata dalla stessa Carfagna.

La Russa, dopo la sua frase, ha attribuito l’interpretazione a una “malizia negli occhi di chi guarda”, mentre Carfagna ha dichiarato di non essersi offesa. L’episodio non è isolato: in passato, il presidente del Senato si era rivolto a una giornalista commentandone l’aspetto fisico invece di rispondere a una domanda.

Questi eventi sono analizzabili attraverso il modello della “piramide della violenza”, noto anche come “cultura dello stupro”. Tale schema dimostra come la violenza di genere si articoli su più livelli, partendo da una base apparentemente innocua che legittima le aggressioni più gravi.

Alla base della piramide si trovano proprio il linguaggio misogino, le battute sessiste e l’oggettificazione, spesso minimizzati come “scherzi”. Questi comportamenti creano il terreno fertile per i livelli successivi: le molestie verbali e fisiche, l’abuso psicologico, la violenza economica, fino ad arrivare al vertice della piramide, rappresentato dalla violenza fisica estrema e dal femminicidio.

Il concetto fondamentale è che senza una base culturale che normalizza la svalutazione della donna, l’intera struttura della violenza sarebbe più debole. Ogni commento sessista, ogni oggettificazione, contribuisce a rafforzare le fondamenta su cui poggiano le forme di abuso più esplicite.

Per questo motivo, rifiutare di tollerare anche il sessismo verbale è un passo cruciale. Combattere la normalizzazione di questi atteggiamenti, specialmente quando provengono da figure istituzionali, significa indebolire l’intera piramide della sopraffazione. È un’azione necessaria per costruire una società basata sul rispetto, partendo proprio dalle parole che usiamo.

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