Tomba, vita a 60 anni: Sinner, Zanardi e la campagna

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Cronache sport formula1
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Alberto Tomba si avvicina al traguardo dei sessant’anni, ma l’immagine di atleta potente e vincente resta immutata nel tempo. Incontrato durante un evento promozionale, l’ex campione dello sci ha offerto una riflessione a tutto campo sulla sua vita, tra passato e futuro, toccando temi personali e sportivi.

A dicembre compirà sessant’anni, un’età che lo porta a considerazioni profonde. ‘Ogni tanto ne parlo con mia mamma in cucina e facciamo il conto degli anni che passano’, ha raccontato. ‘A volte vivi di passato, di ricordi, ma devi rassegnarti: la vita è breve’. Per questo ha scelto di vivere a contatto con la natura, come ha sempre amato.

‘Vivo in campagna fin da bambino, ho preso un casale in collina e mi occupo della sua gestione. Poi torno a casa percorrendo 8 chilometri a piedi per tenermi in forma’, ha spiegato. Una scelta che affonda le radici nella decisione del padre di trasferire la famiglia fuori città quando lui aveva solo dieci anni, un’esperienza che gli ha dato ‘una marcia in più’.

Lo sguardo di Tomba si è posato con ammirazione sulle nuove generazioni di campioni. Ha definito Jannik Sinner ‘il mio contrario’, un vincente che dallo sci ha scelto il tennis: ‘Jannik è un tennista di montagna, io ero uno sciatore cittadino’. Su un’ipotetica sfida sulla neve, ha scherzato: ‘Per farla equilibrata dovrei dargli un po’ di vantaggio’. Ha poi espresso grande stima per Kimi Antonelli, giovane pilota bolognese destinato alla Formula 1. ‘Ci sentiamo, da poco ci siamo visti per un pranzo in riviera. Con quel nome era destinato a diventare un campione’.

L’ex sciatore ha mostrato la sua nota avversione per il mondo digitale: ‘Social? Zero, non li sopporto: rovinano tutto’. Ha anche riflettuto sulla sua timidezza giovanile, tipica dei ‘montanari introversi’, e su come le vittorie olimpiche a 21 anni lo abbiano trasformato in un personaggio pubblico, esposto a critiche e pressioni mediatiche.

Un momento di profonda commozione è emerso nel ricordo dell’amico Alex Zanardi. ‘Andai a trovarlo prima dell’incidente del 2001 e abbiamo legato’, ha detto. ‘Quello che ha dimostrato è stato unico: la forza, la passione, la volontà’. Tomba ha confessato di essersi commosso al funerale, in particolare durante il racconto di un aneddoto. Don Marco Pozza ha narrato dell’incontro di Zanardi con due ragazzi detenuti, ai quali spiegò la sua ‘teoria dei cinque secondi’, ovvero che nella vita si può sempre resistere cinque secondi in più per trovare una soluzione. ‘Quei ragazzi sono tornati a casa con un altro modo di pensare’, ha sottolineato Tomba.

Guardando al futuro dello sci italiano, ha espresso una certa preoccupazione. ‘Non vedo nessuno che possa arrivare tra i primi 5 al mondo tra gli uomini’, ha ammesso con rammarico, pur nutrendo speranze per alcuni giovani. Ha poi ricordato con orgoglio i Mondiali di Sierra Nevada del 1996, con il doppio oro in gigante e slalom, e l’emozione provata alla cerimonia dei Giochi di Milano-Cortina, quando ha acceso il braciere insieme a Deborah Compagnoni.

Infine, una riflessione sulla vita privata. Alla domanda se ci sia ancora possibilità di vederlo sposato, non ha chiuso la porta. ‘Io dico di sì. Mai dire mai. Bisogna solo pensarci bene’, ha concluso, aggiungendo una nota pragmatica sul numero di separazioni attuali.

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