Frodi fiscali all’ombra del clan dei Casalesi. La Procura non molla i Diana

Assolti in primo grado, via al processo d’Appello per Giuseppe e Raffaele. A giudizio anche Esposito, Napoletano e i Laudante di Casale

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Da sinistra, i fratelli Giuseppe e Raffaele Diana e Antonio Esposito

CASAPESENNA – I fatti non sussistono. Con questa motivazione il Tribunale di Firenze, nel novembre del 2022, aveva assolto con rito abbreviato Giuseppe Diana, alias Peppe ’o biondo, 40enne, il fratello Raffaele Diana, 43enne, Antonio Esposito detto ’o surcillo, 53enne, Raffaele Napoletano, 49enne, tutti di Casapesenna, oltre a Enrico Laudante, 45enne, e Amedeo Laudante, 44enne, entrambi di Casal di Principe. Contro quella sentenza la Procura fiorentina ha presentato ricorso e, a distanza di quattro anni dall’assoluzione di primo grado, si aprirà il processo d’Appello.

La terza sezione della Corte fiorentina ha infatti fissato l’inizio del procedimento per febbraio 2027.
Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, i reati di associazione per delinquere finalizzata a commettere delitti di natura patrimoniale e tributaria per favorire le rispettive attività imprenditoriali. Secondo l’accusa, il sistema si sarebbe basato sulla costituzione di una holding occulta e di un gruppo di cooperative dedite al subappalto di manodopera. I soci lavoratori, sostiene la Dda di Firenze, sarebbero stati spostati di volta in volta da un cantiere all’altro e da una società all’altra in base alle esigenze operative. Attraverso questo meccanismo, ha ricostruito il pm Giulio Monferini, sarebbero stati commessi reati di frode fiscale, emissione di fatture per operazioni inesistenti, riciclaggio, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni.

Al vertice dell’associazione contestata ci sarebbero stati Antonio Esposito e i fratelli Diana, ritenuti dagli inquirenti i gestori dei flussi finanziari e delle società coinvolte. Secondo la Procura avrebbero agito con l’obiettivo di agevolare la fazione Zagaria del clan dei Casalesi.
Giuseppe Diana, inoltre, è stato già condannato in primo grado dal Tribunale di Napoli per associazione mafiosa ed è attualmente imputato nel processo d’Appello. Negli anni scorsi ha sposato la figlia di Elvira Zagaria, sorella del boss Michele Zagaria.

Un ruolo operativo, secondo la Dda e le indagini condotte dalle fiamme gialle del Gico di Firenze, sarebbe stato svolto anche dai Laudante, accusati di aver favorito la fazione Schiavone del clan attraverso società ritenute ‘cartiere’ utilizzate per le presunte frodi fiscali. Raffaele Napoletano, invece, avrebbe curato gli aspetti fiscali, tributari e contabili del gruppo imprenditoriale contestato dagli inquirenti.
Agli imputati vengono contestati, a vario titolo, anche numerosi reati-fine collegati all’ipotesi associativa. Tutti restano da considerare innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna. In primo grado, come detto, erano stati assolti. A difenderli gli avvocati Sabato Graziano, Guido Diana, Carlo De Stavola, Domenico Cesaro, Pasquale Verde e Gianfranco Carbone.

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