SANT’ANTIMO – Un’aula di prima elementare trasformata in un presunto luogo di terrore. Un’insegnante, che avrebbe dovuto guidare i suoi piccoli alunni nel mondo della conoscenza, accusata di averli invece sottoposti a continue vessazioni fisiche e psicologiche. È un quadro sconcertante quello che emerge dall’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord e condotta con meticolosa pazienza dagli agenti del Commissariato di Polizia di Stato di Frattamaggiore. Al centro della vicenda, una maestra di 55 anni, ora raggiunta da un’ordinanza di sospensione dall’esercizio dell’insegnamento, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli Nord.
L’incubo, per alcuni bambini di appena sei anni, si sarebbe consumato tra le mura di una scuola primaria del comune di Sant’Antimo. A squarciare il velo di silenzio e paura sono state le loro stesse fragili voci. I minori, tornati a casa, hanno iniziato a confidare ai genitori i comportamenti della maestra durante le ore di lezione. Racconti inizialmente forse confusi, frammentari, ma carichi di un’angoscia che non poteva essere ignorata. Parlavano di urla, di minacce, di offese umilianti e persino di percosse. Un malessere così profondo da spingere i genitori, allarmati e sconvolti, a presentare formale querela presso le forze dell’ordine, dando di fatto il via all’attività investigativa.
Gli investigatori del Commissariato di Frattamaggiore, sotto la direzione della Procura, hanno preso immediatamente sul serio le denunce, avviando un’indagine delicata e complessa. Per verificare la fondatezza delle accuse e acquisire prove inconfutabili, si è ricorso a strumenti tecnici di intercettazione audio e video. Microspie e telecamere sono state installate di nascosto all’interno dell’aula scolastica, trasformando gli agenti in testimoni invisibili di ciò che accadeva durante le lezioni.
Le registrazioni, secondo quanto trapelato, avrebbero confermato i racconti dei bambini, delineando un “grave quadro indiziario” a carico dell’insegnante. Le intercettazioni avrebbero catturato un campionario di aggressioni verbali e fisiche: offese gratuite, minacce sproporzionate per un errore banale, umiliazioni di fronte al resto della classe e, in alcuni casi, anche percosse. Comportamenti vessatori e violenti che, secondo l’accusa, avrebbero instaurato un clima di paura e soggezione, del tutto incompatibile con un ambiente educativo sano e sereno, specialmente per alunni così piccoli.
Di fronte a tali elementi, il GIP presso il Tribunale di Napoli Nord ha ritenuto necessario e urgente emettere una misura cautelare interdittiva. L’insegnante è stata quindi sospesa dall’esercizio della sua professione presso le scuole di qualsiasi grado e indirizzo. Un provvedimento volto a tutelare immediatamente la serenità e l’incolumità psicofisica degli alunni e a impedire la reiterazione dei presunti reati.
È fondamentale sottolineare, come ribadito dagli stessi inquirenti, che il provvedimento eseguito è una misura cautelare disposta in sede di indagini preliminari. La maestra, destinataria della misura, è da considerarsi persona sottoposta alle indagini e, pertanto, presunta innocente fino a una sentenza definitiva di condanna. Avverso l’ordinanza sono ammessi mezzi di impugnazione, e sarà il prosieguo del procedimento giudiziario a stabilire le effettive responsabilità. Nel frattempo, sulla comunità scolastica di Sant’Antimo cala un’ombra di sconcerto e preoccupazione.











