Agguato a Barra, spara dopo un litigio: arrestato 40enne per tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso

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Operazione della polizia
Operazione della polizia

NAPOLI – Un regolamento di conti consumato in pieno giorno, sotto gli occhi atterriti della compagna della vittima. Una manciata di secondi in cui un banale diverbio si è trasformato in un tentato omicidio, con una scia di bossoli sull’asfalto e un uomo lasciato a lottare tra la vita e la morte. Si è chiuso il cerchio attorno al presunto autore della brutale aggressione avvenuta lo scorso 7 maggio a Barra, quartiere della periferia orientale di Napoli. Su delega del Procuratore della Repubblica, la Polizia di Stato ha comunicato di aver sottoposto a fermo di indiziato di delitto, il 14 maggio, un quarantenne del posto, già noto alle forze dell’ordine, con le pesantissime accuse di tentato omicidio e porto abusivo di armi da fuoco in luogo pubblico. A rendere il quadro accusatorio ancora più grave, la contestazione dell’aggravante del metodo mafioso.

La violenza era esplosa nella mattinata di un giovedì apparentemente tranquillo. La vittima si trovava all’interno della sua auto in piazzetta De Franchi, cuore pulsante del quartiere, in compagnia della sua partner. È in quel momento che, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato avvicinato dal quarantenne. Poche parole, un alterco forse legato a vecchi rancori personali, e poi l’inferno. L’aggressore avrebbe estratto una pistola e aperto il fuoco a distanza ravvicinata, scaricando diversi colpi contro l’abitacolo.

La scena successiva è stata una disperata corsa contro il tempo. È stata la compagna della vittima, sotto shock ma lucida, a guidare a tutta velocità verso il Pronto Soccorso dell’Ospedale del Mare. L’uomo è giunto al nosocomio in codice rosso, con almeno tre proiettili che lo avevano raggiunto al petto e a un fianco. Le sue condizioni sono apparse subito critiche, tanto da rendere necessario un delicato e immediato intervento chirurgico. A oggi, a quasi due settimane dall’agguato, la vittima è ancora ricoverata nel reparto di terapia intensiva, in prognosi riservata.

Le indagini, scattate nell’immediatezza dei fatti e coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, sono state condotte con rapidità e precisione dalla Squadra Mobile. Un ruolo decisivo è stato giocato dalle immagini di alcuni sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. I fotogrammi, analizzati meticolosamente dagli investigatori, hanno immortalato il presunto responsabile nei momenti immediatamente successivi alla sparatoria. Le telecamere lo hanno ripreso mentre si allontanava a passo svelto dal luogo del delitto, con un gesto inequivocabile: quello di sistemare la pistola, ancora calda, all’interno della cintura dei pantaloni, prima di dileguarsi tra i vicoli del quartiere.

Proprio grazie a questi elementi, uniti ad ulteriori approfondimenti investigativi, gli agenti sono riusciti a dare un nome e un volto all’uomo e a localizzarlo. Il movente, come emerso dalle indagini, sarebbe da ricondurre a dissapori personali pregressi, ma la modalità dell’esecuzione – un’azione di fuoco plateale, in un luogo pubblico e affollato, volta a umiliare e annientare il rivale – ha convinto la Procura a contestare l’aggravante del metodo mafioso, che presuppone l’aver agito con una forza intimidatrice tipica delle organizzazioni criminali.

Dopo il fermo eseguito dalla Polizia, il Giudice per le Indagini Preliminari, all’esito dell’udienza di convalida, ha disposto per il quarantenne la misura della custodia cautelare in carcere, ritenendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza e le esigenze cautelari. Si precisa, come da prassi, che il provvedimento costituisce una misura disposta nella fase delle indagini preliminari e che l’indagato è da considerarsi presunto innocente fino a sentenza definitiva.

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