Scampia, l’incubo delle Vele: crolla la Rossa, boato e 47 famiglie sfollate. Tragedia sfiorata a due anni dalla strage

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Operazione dei carabinieri
Operazione dei carabinieri

NAPOLI – La paura torna a Scampia, e ha il suono assordante di un crollo che squarcia la notte, risvegliando i fantasmi di una tragedia mai dimenticata. A quasi due anni esatti dal cedimento della Vela Celeste, che il 20 luglio 2024 si portò via tre vite, l’incubo si è materializzato di nuovo. Questa volta a cedere è stata una porzione della Vela Rossa, il gigante di cemento gemello, da mesi oggetto di un lento e complesso cantiere di demolizione. Una tragedia solo sfiorata, che lascia però dietro di sé una scia di terrore, polvere e incertezza per decine di famiglie.

Tutto è accaduto nella tarda serata di ieri, 20 maggio 2026. Un boato fortissimo, descritto dai residenti come un’esplosione o una scossa di terremoto, ha fatto tremare i vetri delle abitazioni del quartiere. A crollare è stata una parte dello stabile ancora in piedi, un moncone della struttura che si è sbriciolato, abbattendosi con violenza a una manciata di metri da un condominio limitrofo, in via Gioberti. Per un fortuito miracolo, l’edificio era disabitato, svuotato in vista della sua definitiva cancellazione dal panorama urbano. Ma la montagna di detriti ha invaso la strada, bloccando gli accessi e minacciando la stabilità delle aree circostanti.

L’immediata conseguenza è stata l’evacuazione in piena notte di 47 nuclei familiari. Uomini, donne e bambini si sono riversati in strada, avvolti dalla polvere e dall’angoscia, con negli occhi ancora il terrore per quel frastuono improvviso. “Sono 47 le famiglie sfollate al momento”, ha confermato l’assessore alla Protezione Civile della Regione Campania, Fiorella Zabatta, presente sul posto per coordinare i primi soccorsi. “Qualcuno potrebbe riuscire a rientrare in casa a ore, non appena terminate le verifiche di stabilità. Per chi invece ha l’androne e gli accessi invasi dai detriti, i tempi saranno più lunghi. Abbiamo allestito un’area di attesa nel quartiere con acqua, coperte, latte per i più piccoli, sedie e bagni chimici per affrontare l’emergenza”.

A complicare un quadro già critico, il crollo ha interessato anche una cabina elettrica, lasciando l’intera zona al buio. Per consentire ai soccorritori di operare in sicurezza, sono state immediatamente allestite delle torri faro, che hanno squarciato l’oscurità proiettando una luce spettrale sulle macerie e sui volti tirati dei residenti.

La macchina dei soccorsi si è mossa con imponente rapidità. Per tutta la notte è rimasto attivo il CCS (Centro Coordinamento Soccorsi) in Prefettura, in costante collegamento con la Protezione Civile Regionale e Comunale e con il comando dei Vigili del Fuoco. Sul luogo del disastro, un viavai incessante di uomini e mezzi: Polizia, Vigili del Fuoco, volontari della Protezione Civile e tecnici del Comune di Napoli, con la presenza della vicesindaca Laura Lieto a testimoniare la gravità della situazione. Le operazioni proseguono senza sosta per valutare i danni, mettere in sicurezza l’area e, soprattutto, per escludere con certezza assoluta che nessuno sia rimasto coinvolto, nonostante l’edificio fosse ufficialmente vuoto.

Il crollo della Vela Rossa riapre una ferita profonda per Scampia. Il pensiero corre inevitabilmente a quella maledetta estate di due anni fa, quando la Vela Celeste si accartocciò su se stessa, uccidendo tre operai. Oggi, fortunatamente, non si piangono vittime, ma la paura e la rabbia restano. Resta l’immagine di un quartiere che vive sotto la costante minaccia di questi scheletri di cemento, simboli di un’era di degrado che si cerca faticosamente di superare, ma le cui macerie, letteralmente, continuano a crollare addosso ai suoi abitanti.

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