PALERMO – Il calendario segna il 22 maggio 2026, ma la memoria collettiva è già proiettata a domani, a quel 23 maggio che 34 anni fa squarciò il cuore della Sicilia e la coscienza dell’Italia intera. Sono trascorsi esattamente 34 anni dalla strage di Capaci, un’esplosione apocalittica che non solo fermò un’autostrada, ma segnò un punto di non ritorno nella storia della Repubblica. Un boato, provocato da 500 chilogrammi di tritolo, che ancora oggi risuona come un monito assordante contro ogni forma di criminalità organizzata.
Quel giorno del 1992, sull’asfalto dell’autostrada A29, Cosa Nostra dichiarò guerra allo Stato nel modo più brutale, assassinando il giudice Giovanni Falcone, sua moglie, la magistrata Francesca Morvillo, e gli uomini della scorta che li proteggevano con la loro vita: gli agenti della Polizia di Stato Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro. Un attacco frontale, spietato, che mirava a piegare le istituzioni e a zittire chi, come Falcone, aveva osato sfidare il potere mafioso con l’arma della legge e dell’intelligence. Ma quel sacrificio, anziché spegnere la speranza, divenne il seme di una nuova consapevolezza. La strage di Capaci è diventata lo spartiacque tra un “prima” di indifferenza e un “dopo” di impegno civile, alimentando una cultura della legalità che oggi, a distanza di oltre tre decenni, è patrimonio condiviso e irrinunciabile della società italiana.
Domani, Palermo si fermerà per ricordare. La Polizia di Stato, che in quella strage pagò un tributo di sangue altissimo, guiderà una giornata di commemorazioni dense di significato, a testimonianza di una memoria che non sbiadisce ma si rafforza. Le celebrazioni prenderanno il via, come da tradizione, nel punto esatto della tragedia. Una corona d’alloro verrà deposta presso la Stele di Capaci, quel monumento che sorge tra le corsie dell’autostrada, a perenne ricordo del cratere che inghiottì le vite di cinque servitori dello Stato.
Il cuore delle iniziative istituzionali batterà poi all’interno della caserma “Pietro Lungaro”, storica sede del Reparto Scorte. Qui, alla presenza delle più alte cariche, tra cui il Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il Capo della Polizia, Prefetto Vittorio Pisani, verrà deposta un’altra corona presso la lapide che porta incisi i nomi dei caduti. Sarà un momento di profonda commozione, impreziosito da un gesto di altissimo valore simbolico: lo svelamento del quadro contenente il brevetto con cui il Presidente della Repubblica ha conferito la Medaglia d’oro al Merito Civile a tutte le donne e gli uomini dei servizi di Scorta e Tutela. Un riconoscimento che onora il sacrificio di ieri e celebra il coraggio quotidiano di chi, ancora oggi, vive nell’ombra per proteggere chi è in prima linea.
La giornata proseguirà con momenti di raccoglimento e riflessione. Una Santa Messa, officiata dal Cappellano della Polizia di Stato Don Massimiliano Purpura, sarà celebrata in suffragio delle vittime. Seguirà, nell’Aula Corona, la proiezione del docufilm “I ragazzi delle scorte”, con un episodio dedicato alla storia personale e professionale dell’Agente Scelto Rocco Dicillo, per dare un volto e una voce a uno degli eroi di quel giorno.
Il culmine emotivo arriverà alle 17:58, l’ora esatta dell’esplosione. L’Italia si fermerà idealmente per un minuto di silenzio assordante. Le note del “Silenzio di Ordinanza” risuoneranno contemporaneamente in tre luoghi simbolo: l’Ufficio Scorte, la Stele di Capaci e sotto l’Albero Falcone a Palermo. Un tributo corale per ribadire che quelle vite non sono state spezzate invano. La giornata si concluderà alle 19:00, con una messa solenne nella Chiesa di San Domenico. A 34 anni di distanza, la ferita di Capaci brucia ancora, ma il suo ricordo è diventato la fiamma che illumina il cammino della giustizia e della legalità. Palermo e l’Italia non dimenticano. E domani lo ribadiranno con forza.











