Roma, 11mila firme per salvare il Pratone

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Battaglia ecologica
Battaglia ecologica

Nel cuore della periferia est di Roma, una delle aree più densamente popolate d’Europa, si è accesa una battaglia per la tutela del “Pratone di Torre Spaccata”. Si tratta di un’area inedificata di 58 ettari, un ultimo frammento di agro romano scampato alla speculazione edilizia, che ora rischia di essere cementificato in virtù delle previsioni del Piano Regolatore Generale del 2008.

Per i residenti e il comitato spontaneo sorto in sua difesa, sacrificare questo polmone naturale è inaccettabile. Il Pratone rappresenta infatti una risorsa fondamentale per la mitigazione climatica e la biodiversità in un quadrante urbano segnato da uno sviluppo incontrollato. La sua impermeabilizzazione andrebbe contro ogni logica di adattamento ai cambiamenti climatici.

La vertenza ha messo in luce un forte cortocircuito politico-amministrativo. L’amministrazione comunale, che ha vinto le elezioni promettendo “consumo di suolo zero” e ha approvato un Piano Clima, si trincera dietro il vecchio piano regolatore, considerandolo intoccabile. In questo modo, gli interessi dei costruttori prevalgono sui diritti dei cittadini alla salute e a un ambiente sano, sanciti dalla Costituzione.

Il paradosso è accentuato dalla proprietà del terreno, che appartiene a Cassa Depositi e Prestiti, un ente partecipato per l’85% dal Ministero dell’Economia. Uno strumento dello Stato si comporta quindi come un operatore privato, dando priorità al profitto anziché all’interesse collettivo, in contrasto con gli stessi obiettivi europei della Nature Restoration Law.

La mobilitazione dei cittadini è stata imponente. Per chiedere la modifica della destinazione d’uso dell’area, il comitato ha promosso una delibera di iniziativa popolare, raccogliendo ben 11.000 firme, più del doppio delle 5.000 necessarie. All’iniziativa hanno aderito movimenti come Extinction Rebellion e Fridays for Future, con azioni concrete come la piantumazione di nuove ghiande.

Nonostante l’enorme successo della raccolta firme, le istituzioni hanno scelto la via del rinvio. La delibera, che per regolamento doveva essere discussa in Consiglio comunale entro sei mesi, non è mai arrivata al voto. La maggioranza ha fatto sapere informalmente che non l’avrebbe approvata, scegliendo di non esporsi politicamente con un ‘no’ ufficiale a migliaia di cittadini.

Una delle ultime speranze risiede nella possibilità che il Ministero della Cultura ponga un vincolo archeologico sull’intera area, dove sono state scoperte e ricoperte sette ville di epoca romana. Nel frattempo, la comunità continua a lottare con iniziative culturali e scolastiche, come un romanzo storico scritto dagli studenti della vicina scuola media “Rugantino”, per mantenere viva l’attenzione su una battaglia che rappresenta il futuro delle nostre città.

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