Il rapper Gemitaiz ha riavvolto il nastro dei suoi ricordi, mettendo in fila le due grandi passioni della sua vita: la musica e la Roma. Un legame, quello con i colori giallorossi, definito viscerale e totalizzante, nato fin da bambino. “È la squadra che andavo a tifare con mio padre e di cui sono ancora completamente dipendente”, ha raccontato l’artista.
Una fede che mette a dura prova il cuore, come sulle montagne russe, ma che si vive con un’ironia unica. “Non è una squadra semplice da tifare, la nostra è la fanbase più divertente al mondo. Nessuno sa essere autoironico come un romanista”, ha spiegato, citando la creatività dei tifosi sui social network.
Il ricordo più bello resta legato allo scudetto del 2001, “l’anno più bello per essere romanista”, vissuto a 13 anni. Un’emozione che la musica gli ha permesso di rivivere incontrando i suoi idoli di allora. “Con Aldair e De Rossi ci scriviamo, quando ho incontrato per la prima volta Candela allo stadio non mi pareva vero”, ha confidato.
Da tifoso attento, Gemitaiz ha vestito anche i panni del direttore sportivo, offrendo la sua ricetta per migliorare la rosa. Nel mirino c’è soprattutto il centrocampo. “In difesa siamo messi benissimo, ma serve svecchiare la mediana. Pellegrini, Cristante e compagnia hanno fatto il tempo loro”, ha affermato con decisione.
La sua proposta è un mix di gioventù e talento: “Vorrei vedere in mezzo El Aynaoui, Koné e Pisilli, che è un mini De Rossi. È un romanista vero, corre come un dannato ed è bravo tecnicamente”. Ma le idee non si fermano qui. “Poi prenderei Atta dell’Udinese, che secondo me è fortissimo, Dumfries a destra e Kean in attacco”.
L’artista ha parlato anche del suo percorso, da aspirante calciatore a protagonista della scena rap italiana. Un passaggio avvenuto dopo aver scoperto la sua vera vocazione. “Giocavo attaccante esterno fino a 16 anni, poi ho capito che la voce era il mio strumento. Il disco ‘All eyez on me’ di Tupac mi ha cambiato la vita”, ha ricordato.
Infine, non è mancata una critica pungente al Festival di Sanremo, paragonato in negativo al mondo del calcio. Secondo Gemitaiz, la kermesse musicale è gestita in modo inadeguato. “Sta messo peggio Sanremo della Nazionale. Il problema non sono gli artisti, ma il teatrino che si crea attorno”, ha dichiarato.
La sua metafora è netta: “Le canzoni non sono più al centro, non dovrebbe sceglierle un presentatore o chi non ha mai avuto a che fare con la musica. Fai finta che Sanremo sia la Champions League: la lista della squadra chi la fa? L’allenatore o il magazziniere?”. Una riflessione che mette in discussione i meccanismi di selezione della più importante manifestazione canora italiana.










