Matteo Berrettini ha conquistato l’accesso agli ottavi di finale del Roland Garros, tornando a giocare nella seconda settimana del torneo parigino a cinque anni dalla sua ultima partecipazione. L’azzurro ha superato l’argentino Francisco Comesana al termine di una vera e propria battaglia sportiva, la partita più lunga della sua carriera, durata 5 ore e 13 minuti.
Un’impresa che testimonia la ritrovata condizione fisica e mentale del tennista italiano, assente dallo slam francese dal 2021. La volontà di godersi pienamente il ritorno su questi campi ha rappresentato una spinta decisiva nei momenti cruciali. “Mi esaltava il fatto di non aver giocato qui per cinque anni, volevo godermi un’altra partita”, ha spiegato dopo l’incontro.
Al termine del match, Berrettini ha sottolineato come la gestione dei nervi sia stata fondamentale in un confronto così equilibrato. “Sono contento di come ho finito il match, ho lottato su ogni punto”. Per sostenere oltre cinque ore di gioco è stata necessaria una preparazione fisica impeccabile, anche se la tensione ha giocato un ruolo importante, portandolo a un errore sul 12-12 nel super tie-break.
“Dopo che sono tornato a giocare alla fine della scorsa estate, ho ricominciato a pensare di poter competere a un certo livello”, ha affermato Berrettini. “Tante volte c’era il fisico ma non la mente o viceversa, ci vuole tempo. Ora mi sento bene, fisicamente anche”. Il percorso dell’atleta è stato segnato da un lungo periodo di incertezze, durante il quale ha temuto di non poter più tornare ai suoi livelli.
Questa vittoria ha quindi rappresentato una liberazione emotiva. “La cosa più bella è che ho dubitato troppo di me stesso. Ho pensato che non sarei potuto tornare al mio livello”. Il supporto ricevuto e la consapevolezza ritrovata sono stati cruciali. “Mi sono emozionato rendendomi conto che ne sono capace ancora, che posso ancora vincere queste partite”. La fiducia nel proprio corpo è ora un pilastro della sua rinascita: “Mi fido nuovamente del mio corpo, e tutti i match giocati quest’anno mi hanno aiutato ad arrivare qui con fiducia”.
L’azzurro ha anche evidenziato un’importante evoluzione nella sua tenuta mentale, che lo ha aiutato a non farsi sopraffare dagli errori come accadeva in passato. Un ruolo chiave in questo processo di recupero della fiducia è stato giocato dal suo allenatore, Thomas Enqvist. “Quello che ha fatto è stato darmi la fiducia che mi mancava. Tutti i giorni mi dice che sono tra i più forti al mondo per qualità di palla, perché quando sto bene sono un giocatore forte”.





