Teverola, per De Santis scatta il 41 bis: il decreto del ministro Nordio per Salvatore ’o Buttafuori

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Nicola DI Martino, Aldo Picca e De Santis
Nicola DI Martino, Aldo Picca e Salvatore De Santis

TEVEROLA – Un cellulare introdotto illegalmente in carcere per comunicare ogni giorno con l’esterno. Poi una spedizione punitiva organizzata insieme ad altri reclusi nel penitenziario di Voghera. Sono i due episodi che hanno pesato sulla decisione di sottoporre Salvatore De Santis, 49 anni, conosciuto come ’o Buttafuori, al regime del 41 bis. Il provvedimento è stato adottato dal ministro della Giustizia Carlo Nordio al termine dell’istruttoria del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Per le autorità, il regime ordinario non sarebbe sufficiente a impedire al detenuto di mantenere rapporti con gli ambienti criminali e di esercitare la propria influenza anche dalla cella.

Secondo una recente attività investigativa, De Santis avrebbe utilizzato il telefono per restare quotidianamente in contatto con persone all’esterno. La circostanza dimostrerebbe, secondo la Direzione distrettuale antimafia di Napoli, che i normali strumenti di controllo non sono riusciti a interrompere i suoi collegamenti. Il secondo elemento risale al 21 aprile. De Santis avrebbe partecipato, insieme ad Antonio Zaccariello e ad altri detenuti, a un’azione violenta contro un diverso gruppo di reclusi nel carcere di Voghera. La polizia penitenziaria ha descritto una spedizione simultanea e coordinata, con finalità intimidatorie, che avrebbe messo a rischio l’ordine e la sicurezza dell’istituto. De Santis avrebbe assunto un atteggiamento aggressivo e contribuito materialmente all’azione, rendendo necessario l’intervento urgente degli agenti. Per l’autorità penitenziaria, le modalità dell’episodio mostrerebbero la sua capacità di organizzare e mobilitare altre persone anche dietro le sbarre. Un comportamento ritenuto incompatibile con la detenzione ordinaria e indicativo di una persistente adesione a dinamiche associative e gerarchiche.

Ma il decreto sul 41 bis non guarda soltanto a quanto sarebbe accaduto in carcere. Ricostruisce anche il ruolo che ‘o Buttafuori avrebbe ricoperto da uomo libero e la sua progressiva ascesa nel clan Picca-Di Martino.

Le indagini dei carabinieri, coordinate dalla Dda di Napoli e culminate il 3 settembre 2024 in un’ordinanza cautelare per De Santis e altre 54 persone, ne avrebbero documentato il passaggio da tuttofare e faccendiere del boss Aldo Picca a uomo con funzioni decisionali all’interno della cosca. Seguendo le direttive del boss, si sarebbe occupato di estorsioni ai danni di imprenditori e commercianti, imposizione di slot machine, detenzione e porto illecito di armi e altre attività legate al controllo criminale del territorio.

La Dda gli attribuisce anche la direzione di un’organizzazione dedita al traffico e allo spaccio di consistenti quantitativi di droga, articolata su più piazze. De Santis avrebbe gestito la cassa nella quale confluivano i proventi illeciti e versato una quota settimanale a Picca. Avrebbe inoltre mantenuto i rapporti con altre articolazioni del clan dei Casalesi e rappresentato Picca negli incontri con esponenti delle fazioni Bidognetti e Schiavone. Gli investigatori gli contestano anche la raccolta di informazioni su imprenditori da sottoporre a estorsione e su aziende nelle quali investire capitali ritenuti illeciti.

Per l’accusa, De Santis ha progressivamente assunto il ruolo apicale nella struttura degli stupefacenti già riconducibile a Nicola Di Martino, affermando la propria influenza sulle attività illecite tra Teverola e Carinaro. Questa ricostruzione è confluita nel procedimento concluso in primo grado con una condanna non definitiva a 20 anni per associazione mafiosa, associazione finalizzata al traffico di droga e altri reati aggravati. Nel suo quadro giudiziario figura anche una condanna non definitiva a 12 anni per tentato omicidio. Nei suoi confronti è stata inoltre emessa un’ordinanza di custodia cautelare per concorso in lesioni gravi e violazioni della normativa sulle armi, contestate con l’aggravante mafiosa.

La Direzione nazionale antimafia ha condiviso le valutazioni della Dda di Napoli. Il ruolo criminale attribuito a De Santis quando era libero, la capacità di mantenere collegamenti dalla cella e l’influenza mostrata nel carcere di Voghera hanno portato a ritenere necessario il regime speciale. Il 41 bis non costituisce una nuova condanna, ma una misura penitenziaria finalizzata a interrompere i rapporti tra il detenuto e l’organizzazione esterna. Salvatore De Santis, assistito dal legale Vincenzo Motti, deve essere considerato innocente rispetto alle accuse non ancora definite con sentenza irrevocabile, fino a un’eventuale condanna definitiva.

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