Per lungo tempo, le aree umide sono state percepite come territori malsani da bonificare, poiché associate alla diffusione di malattie. Con il passare dei decenni, la loro eliminazione è proseguita per fare spazio a coltivazioni intensive, edilizia e infrastrutture.
Di conseguenza, questi ambienti coprono oggi appena il 6% della superficie terrestre. Nonostante la loro ridotta estensione, hanno dimostrato di svolgere una funzione essenziale per gli ecosistemi e, soprattutto, per mitigare gli effetti della crisi ambientale.
Le aree umide possono essere definite come habitat di transizione tra il mondo terrestre e quello acquatico. Questa categoria include paludi, stagni, lagune, torbiere e delta fluviali, luoghi dove l’acqua, dolce o salmastra, satura il suolo in modo permanente o stagionale.
Si trovano in ogni continente, a eccezione dell’Antartide, con grande concentrazione nelle zone tropicali. In Italia, tra gli esempi più noti figurano il Delta del Po, le Valli di Comacchio e la Laguna di Venezia.
L’aggravarsi dei cambiamenti climatici ha spinto la ricerca a rivalutarne l’importanza, smentendo le teorie che ne promuovevano la bonifica. Le torbiere, in particolare, sono capaci di assorbire enormi quantità di anidride carbonica, immagazzinando più carbonio delle foreste. Si stima che contengano un terzo del carbonio terrestre, che verrebbe rilasciato in caso di degrado.
Inoltre, agiscono come efficaci filtri naturali. Trattenendo sedimenti, residui di pesticidi e altri inquinanti, purificano l’acqua prima che questa raggiunga fiumi e mari.
Questi territori funzionano anche come spugne: durante le alluvioni assorbono l’acqua in eccesso, per poi rilasciarla gradualmente nei periodi di siccità. Meno di mezzo ettaro di zona umida può immagazzinare fino a 3.800 metri cubi d’acqua.
Sono anche santuari di biodiversità, offrendo un habitat cruciale per uccelli migratori, anfibi, insetti impollinatori e specie vegetali rare. A livello costiero, paludi e lagune attenuano la forza delle onde, proteggendo le coste dall’erosione.
Le aree umide favoriscono inoltre attività economiche sostenibili come la pesca e il turismo naturalistico.
Recentemente, è emerso un loro ruolo inaspettato nella difesa militare. A seguito dell’invasione russa dell’Ucraina, Paesi come Polonia, Finlandia e Stati baltici hanno iniziato a valutare il ripristino di territori paludosi bonificati. L’esperienza sul campo ha dimostrato che il terreno fangoso ostacola l’avanzata dei mezzi corazzati, offrendo una barriera difensiva naturale.











