Mauro: “L’Italia riparta da Mancini e dalle riforme”

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Cronache sport calcio
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Massimo Mauro, ex difensore e ora opinionista sportivo, è intervenuto alla Milano Football Week per analizzare la complessa situazione del calcio italiano. Secondo Mauro, la ripartenza deve fondarsi su due pilastri: la scelta del commissario tecnico e una profonda riforma strutturale del movimento.

Per la panchina della Nazionale, l’ex giocatore ha indicato un nome preciso. “Spero che la panchina sia affidata a Roberto Mancini, non può che essere lui il prossimo ct”, ha ammesso. Lo ha definito l’ultimo allenatore ad aver vinto e a sapere come si fa, auspicando un nuovo inizio con lui alla guida. Per la presidenza della FIGC, ha aggiunto che “Malagò è l’uomo giusto”, sottolineando la necessità di un accordo con i club di Serie A per permettere al selezionatore di lavorare al meglio con i giocatori.

La critica di Mauro si è estesa all’intero sistema, partendo dai settori giovanili. “I bambini non si sbucciano più le ginocchia, il calcio non è uno sport perfetto”, ha affermato, descrivendolo come desiderio di sopraffare l’avversario. Ha osservato che la qualità è calata perché ai giovani “va chiesto di rischiare per diventare bravi”. Riguardo alla decisiva partita persa con la Bosnia, che ha sancito un’altra esclusione mondiale, ha offerto un’analisi netta: “Non hanno avuto testa e piedi. Gli avversari sono stati più bravi”.

In vista dell’imminente Mondiale, Mauro ha fatto le sue previsioni. “Il Brasile è favorito, Carlo Ancelotti è l’allenatore migliore al mondo”, ha commentato, citando però anche Spagna e Francia come possibili contendenti. Ha ricordato la presenza di tre tecnici italiani nella competizione: lo stesso Ancelotti, Vincenzo Montella con la Turchia e Fabio Cannavaro con l’Uzbekistan.

L’analisi si è poi spostata sui grandi campioni. Su Cristiano Ronaldo e Lionel Messi, ha detto: “Cristiano non invecchia mai, nel calcio di oggi è ancora indispensabile”. Per quanto riguarda l’argentino, ha spiegato che “può permettersi di passeggiare perché l’Argentina è forte”. Dai ricordi personali sono emerse le figure di leggende con cui ha giocato. Ha definito Zico “il compagno di squadra più importante”, mentre di Platini ha esaltato “l’intelligenza e la furbizia”. Su Maradona, ha rivelato: “Era il primo a disposizione per ricevere il pallone. Il più forte di tutti a completa disposizione dei compagni”.

Infine, ha commentato l’esclusione di Milan e Juventus dalla Champions League, collegandola a “problemi di incompatibilità quotidiana tra i dirigenti”. Ha citato Paolo Maldini come esempio di figura competente la cui assenza dal calcio è “una follia”. Uno sguardo anche al mercato: prendendo come esempio Marco Palestra, ha criticato la tendenza a valutare un giovane “50 milioni” dopo poche buone partite, affermando che “una società forte deve saper scegliere i giocatori su cui puntare”.

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