Riforma caccia, il governo ignora i rilievi europei

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Rischio infrazione
Rischio infrazione

Sono emerse pesanti critiche in seguito alle dichiarazioni del ministro dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin, riguardo al disegno di legge che modifica la normativa sull’attività venatoria (legge 157/92). La polemica è esplosa dopo la rivelazione, da parte delle associazioni ambientaliste, di una lettera inviata dalla Commissione Europea al Governo italiano nel dicembre scorso e finora non resa pubblica.

La comunicazione di Bruxelles non conteneva semplici osservazioni tecniche, ma evidenziava una serie di criticità fondamentali sulle modifiche che la maggioranza si appresta ad approvare. Le contestazioni formulate dai servizi della Commissione europea mettono in discussione il cuore stesso della riforma e rendono ingiustificabile la fretta del suo iter parlamentare.

Le associazioni, tra cui l’ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), hanno sollevato una domanda cruciale: perché, pur essendo a conoscenza dei rilievi europei da mesi, il testo del disegno di legge non solo non è stato corretto, ma è stato ulteriormente peggiorato? Le modifiche introdotte si allontanano sia dalle direttive europee per la tutela della fauna selvatica, sia dai principi di protezione ambientale sanciti dall’articolo 9 della Costituzione.

«Ci chiediamo quale sia stato in questi mesi il ruolo del ministro dell’Ambiente», ha dichiarato l’ENPA. «Chi ha la responsabilità di tutelare la biodiversità dovrebbe essere il primo a segnalare i rischi, non a minimizzarli». L’associazione ha sottolineato che la lettera della Commissione Europea non era un attacco, ma un richiamo preventivo per evitare che l’Italia intraprendesse un percorso incompatibile con il diritto comunitario.

Un altro punto considerato gravissimo è la mancata informazione al Parlamento. Mentre le Camere esaminavano il provvedimento, non erano a conoscenza dell’esistenza di una comunicazione così rilevante da parte dell’Europa. Secondo gli ambientalisti, questo viola il principio di leale collaborazione istituzionale, poiché la trasparenza sarebbe stata indispensabile di fronte al rischio concreto di violazioni delle direttive comunitarie.

Le affermazioni del ministro hanno confermato una situazione paradossale: mentre la Commissione richiama il Governo sui rischi di incompatibilità, l’Esecutivo spinge per un’approvazione rapida, esponendo il Paese a quella che appare come una ‘procedura di infrazione annunciata’. Invece di cogliere l’occasione per correggere il testo, si accelera il percorso parlamentare, con il rischio di una condanna e di sanzioni economiche a carico dei cittadini.

Colpisce, inoltre, l’atteggiamento del ministro dell’Ambiente, che sembra considerare il richiamo di Bruxelles un fastidio, anziché un’opportunità per evitare nuove violazioni del diritto europeo. Si sta procedendo come se nulla fosse, nonostante le criticità fossero note da dicembre.

L’ENPA ha ribadito la sua assoluta contrarietà a un disegno di legge che amplia in modo sproporzionato le possibilità di esercizio venatorio e smantella le tutele per la fauna selvatica. Il provvedimento si pone in contrasto con l’evoluzione culturale e giuridica che ha riconosciuto un valore sempre maggiore alla protezione degli animali e degli ecosistemi.

L’associazione ha quindi lanciato un appello al Governo affinché fermi l’iter del provvedimento e avvii un confronto con il mondo scientifico, le associazioni e la Commissione Europea, prima di portare l’Italia verso un conflitto annunciato con il diritto comunitario e i principi costituzionali.

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