
ROMA (Ronny Gasbarri) – “L’Europa deve recitare un ruolo da protagonista sul dossier Ucraina, facendo sentire il suo peso al tavolo dei negoziati con Mosca”. Lo sottolinea Giorgia Meloni in Parlamento, nel corso delle comunicazioni in vista del prossimo Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, e lo rimarca Sergio Mattarella nella consueta colazione di lavoro al Quirinale che precede l’appuntamento di Bruxelles spiegando che è “molto opportuno che l’Unione europea, nei confronti dell’Ucraina e della Russia, si presenti con una voce sola”. Per la premier, che ricorda come il conflitto abbia ormai superato per durata la Prima guerra mondiale, l’Ue è chiamata a dimostrare “capacità di iniziativa, unità e visione strategica”.
“La nostra linea non cambia – mette in chiaro l’inquilina di Palazzo Chigi -: sostenere Kiev e mantenere la pressione politica ed economica su Mosca rappresentano ancora oggi l’unico modo concreto di creare condizioni che possano costringere all’apertura di una seria stagione negoziale”. Tuttavia, avvisa, “la fermezza da sola non basta più”. Resta sì “indispensabile preservare l’unità euro-atlantica, rafforzare il coordinamento tra Europa e Stati Uniti” ma “coordinamento non significa delega”. L’Ue quindi non deve restare a guardare perché “in qualsiasi scenario di pace serio tra Ucraina e Russia, diverse condizioni dipendono dall’Europa, riguardano l’Europa, impattano sull’Europa ed è l’Europa a doverle negoziare”.
“La nostra fermezza nei confronti della Russia non deve trasformarsi in cecità diplomatica o autoesclusione”, è il ragionamento di Meloni che confessa di aver posto più volte “il tema della necessità che l’Europa avvii una riflessione comune e pragmatica sulle modalità di una sua interazione con Mosca. Difendere i confini del diritto non ci impedisce di tenere aperti i canali necessari a raggiungere i nostri obiettivi”. L’Ue, perciò, deve essere pronta “a guidare questo dialogo, mentre farebbe un errore a subirlo. Ma per farlo occorre individuare chi possa rappresentare gli interessi europei nel tavolo negoziale, perché procedere a tentoni, con formati variabili non adeguatamente rappresentativi, produce solo frammentazione, confusione e debolezza”.
Il riferimento è al formato E3 (Francia, Germania, Regno Unito) andato in scena nei giorni scorsi a Londra con Zelensky, con Italia e Polonia rimaste ai margini. “Dal mio punto di vista – chiarisce la premier – se in Europa ci fossero meno formati che si sovrappongono, meno riunioni ridondanti, ma magari qualche scambio in più sulle risposte concrete, riusciremmo forse a offrire un contributo più efficace alla soluzione dei problemi”. Per Meloni il vero problema resta comunque quello legato al protagonismo dell’Ue. E quindi il tema vero “non è chi faccia o meno parte di questo o di quel formato, ma piuttosto il fatto che, allo stato, nessun formato ha la legittimità per parlare a nome dell’intera Europa. Per questo motivo sostengo da tempo la necessità di individuare una figura autorevole, investita della fiducia e del mandato di tutti gli Stati membri per portare il punto di vista dell’Europa ed è in questa direzione che continuo a lavorare”.
Nel corso delle comunicazioni la presidente del Consiglio spiega che il vertice del G7 di Evian della settimana prossima (15-17 giugno) rappresenterà “un’occasione importante” per confrontarsi con i partner, “a partire chiaramente col presidente degli Stati Uniti, Donald Trump”, anche sulle prospettive della guerra in Ucraina e “sulle iniziative necessarie per consolidare ogni possibile progresso diplomatico”. Subito dopo il Consiglio europeo, peraltro, a Berlino dovrebbe andare in scena una nuova riunione, stavolta nel formato E5, per approfondire ulteriormente il dossier.















