La vittoria di Lewis Hamilton a Barcellona è arrivata da lontano. Per tutto il 2025, il sette volte campione del mondo ha ripetuto la stessa frase: “Sto lavorando per il 2026, affinché le difficoltà di questa stagione non si ripetano”. Parole che, contrapposte ai risultati deludenti del suo primo anno in Ferrari, avevano suscitato perplessità. Mai a podio per un’intera stagione, Hamilton aveva parlato di dossier dettagliati con elenchi di modifiche da apportare in fabbrica e in pista.
Questo approccio da leader, quasi da team principal, ha rispecchiato fin da subito le motivazioni del suo ingaggio. Frederic Vasseur aveva sottolineato come l’arrivo di un campione come Hamilton non garantisse solo un pilota di talento, ma anche un bagaglio di conoscenze unico. E così è stato. Hamilton ha continuato a lavorare con dedizione anche quando i dubbi crescevano: troppo avanti con l’età? Troppo polemico per Maranello? “Non ho mai avuto dubbi che fosse la scelta giusta”, ha spiegato il britannico dopo la vittoria, la 106ª in F1, “perché sapevo che la passione di questa squadra ci avrebbe permesso di tornare a vincere”.
Il pilota ha dato un contributo prezioso alla Scuderia, imponendosi su alcune scelte tecniche e trovando il pieno supporto di Vasseur. Tra queste, spicca il cambio di direzione sui freni, con il passaggio ai dischi Carbone Industrie, una soluzione poi adottata anche dal compagno di squadra Charles Leclerc. Hamilton ha inoltre gestito l’uso del simulatore di Maranello in modo strategico, definendolo “il migliore mai usato” ma preferendo non sfruttarlo eccessivamente per concentrarsi su dettagli, correlazione e analisi dei dati.
Input di cui il britannico si è preso la responsabilità e il merito, trovando finalmente il giusto spazio d’azione all’interno del team. Per raggiungere questo equilibrio, Hamilton ha affrontato cambiamenti radicali nel suo gruppo di lavoro rispetto al 2025, incluso quello dell’ingegnere di pista. Dopo aver iniziato l’avventura in Ferrari con Riccardo Adami, la relazione non è mai decollata ed è stata interrotta a fine campionato.
Il suo posto è stato preso da Carlo Santi, ex ingegnere di Kimi Raikkonen. L’incarico doveva essere temporaneo, ma l’intesa con il britannico è stata immediata, tanto da spingere Hamilton a definirlo il suo “Bono italiano” e a volerlo con sé sul podio di Barcellona.
Tutti i tasselli sembrano ora incastrarsi, mentre prosegue lo sviluppo della monoposto SF-26, nata sotto una buona stella dal punto di vista telaistico. “È presto per parlare di Mondiale”, ha sottolineato con cautela Fred Vasseur, convinto che la concorrenza tornerà presto a essere competitiva. Ma il sogno di un ottavo titolo per Hamilton ha già contagiato milioni di tifosi in tutto il mondo.














