Tesori di carta strappati al mercato nero: i Carabinieri restituiscono secoli di storia a Napoli e alla Campania

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NAPOLI – Pagine di storia vissuta, atti notarili, registri ecclesiastici e documenti amministrativi che raccontano tre secoli di vita campana. Un patrimonio inestimabile, sottratto illecitamente ai suoi legittimi custodi e destinato a essere disperso sul mercato antiquario, è stato finalmente restituito. Nella mattinata di oggi, 18 giugno 2026, la sede della Soprintendenza Archivistica e Bibliografica della Campania è stata teatro di una cerimonia solenne che segna la conclusione di una brillante operazione del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Napoli. Centinaia di beni archivistici e bibliografici, databili tra il XVIII e il XX secolo, sono stati ufficialmente riconsegnati, pronti a tornare negli archivi e nelle biblioteche da cui erano stati sottratti.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, è scattata grazie all’occhio vigile dei militari dell’Arma, specializzati nel monitoraggio del web e dei canali di vendita di opere d’arte. L’attenzione degli investigatori è stata catturata da un catalogo online di una nota casa d’aste toscana. Tra i lotti pronti per essere battuti, figuravano centinaia di documenti archivistici di chiara natura demaniale, e quindi inalienabili e non commerciabili. Un campanello d’allarme che ha dato il via a una complessa attività investigativa.

Seguendo le tracce digitali e ricostruendo la filiera, i Carabinieri del Reparto Speciale sono risaliti ai conferitori dei beni: privati cittadini che avevano ereditato l’intera, imponente collezione da un loro congiunto, un appassionato collezionista deceduto da tempo. Le perquisizioni, effettuate presso le abitazioni degli eredi, hanno permesso di rinvenire e porre sotto sequestro un vero e proprio tesoro di carta. Gli accertamenti tecnici, condotti in stretta collaborazione con i funzionari della Soprintendenza, hanno fugato ogni dubbio: quei documenti, confluiti “senza titolo” e quindi illegalmente nella disponibilità del collezionista, appartenevano a decine di enti pubblici ed ecclesiastici sparsi su tutto il territorio regionale.

L’elenco dei legittimi proprietari dà la misura della vastità e della capillarità della spoliazione subita dal patrimonio campano. Tra gli enti che vedranno tornare i propri beni figurano l’Archivio di Stato di Napoli, Caserta e Salerno, l’Arcidiocesi di Napoli e Benevento, e le Diocesi di Nola, Sorrento e Cerreto Sannita. Ma anche istituzioni laiche di primaria importanza come il Museo e Real Bosco di Capodimonte, la Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III, il Pio Monte della Misericordia, la Camera di Commercio e aziende storiche come l’Azienda Napoletana Mobilità e l’Ente Autonomo Volturno. Persino i registri di numerosi comuni, tra cui Napoli, Caserta, Torre Annunziata, Atripalda e San Giorgio a Cremano, erano finiti nella raccolta privata.

La cerimonia di oggi non rappresenta solo un atto formale di restituzione, ma la ricucitura di uno strappo profondo nel tessuto storico e culturale della regione. Questi volumi e queste carte non sono semplici oggetti d’antiquariato, ma fonti primarie insostituibili per la ricerca storica, genealogica e sociale. La loro riconsegna agli istituti di provenienza garantirà nuovamente ciò che l’illecita detenzione aveva negato: la tutela specialistica, la possibilità di studio per gli accademici e, soprattutto, la pubblica fruibilità per tutti i cittadini. Un patrimonio salvato dall’oblio del mercato e restituito alla sua vocazione originaria: essere memoria collettiva.

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