L’oro rosso della transizione energetica: sventato furto di rame da una colonnina elettrica, un arresto a Qualiano

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QUALIANO – Non più solo cantieri, linee ferroviarie o capannoni industriali. La nuova frontiera dei ladri di rame, il cosiddetto “oro rosso”, ha ora un nuovo, redditizio bersaglio: le colonnine di ricarica per auto elettriche, simbolo per eccellenza della transizione ecologica. Un fenomeno criminale che si adatta ai tempi e che la scorsa notte, nel napoletano, ha visto un’operazione dei Carabinieri sventare un colpo e assicurare alla giustizia uno dei responsabili.

È quasi l’alba del 18 giugno 2026 quando una pattuglia della stazione di Qualiano, durante un consueto servizio di controllo del territorio, transita in Via San Francesco a Patria. L’attenzione dei militari viene immediatamente catturata da una scena sospetta nel piazzale di un distributore di carburanti: tre uomini, chini e intenti ad armeggiare con attrezzi da scasso su uno dei totem per la ricarica rapida dei veicoli elettrici. Il bagliore di una torcia tradisce le loro intenzioni nell’oscurità.

Alla vista della gazzella, il terzetto si dà alla fuga. Scatta un inseguimento concitato tra le strade notturne. Due dei malviventi riescono a dileguarsi, inghiottiti dal buio, ma per il terzo la corsa finisce presto. Raggiunto grazie anche al tempestivo intervento di una pattuglia della Sezione Radiomobile di Giugliano, l’uomo tenta un’ultima, vana resistenza, opponendosi fisicamente ai militari. Pochi istanti dopo, è bloccato e ammanettato. Si tratta di Antonio Pezzella, un 44enne del posto già noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici. Condotto in caserma, è stato dichiarato in arresto con le pesanti accuse di tentato furto aggravato in concorso e resistenza a pubblico ufficiale. Su disposizione del magistrato di turno, è stato posto agli arresti domiciliari in attesa del giudizio, mentre è caccia aperta ai suoi due complici.

L’obiettivo della banda era chiaro: asportare le preziose scatole di rame custodite all’interno della colonnina. Un metallo diventato tra i più contesi del pianeta, la cui domanda è esplosa a causa del suo ruolo cruciale nella transizione energetica, nell’intelligenza artificiale e, appunto, nella componentistica delle auto elettriche e delle loro infrastrutture di ricarica.

Il mercato nero dell’oro rosso segue logiche spietate. Se sul mercato legale un chilo di rame puro può essere quotato tra i 10 e gli 11 euro, e il rottame pulito venduto ai centri autorizzati frutta dai 7 ai 9 euro, ai ladri va molto meno. I ricettatori, che acquistano il materiale spesso ancora guainato e da “ripulire”, pagano tra i 3 e i 5 euro al chilo. Un guadagno apparentemente modesto, che diventa però ingente se si considera la quantità di metallo presente in una singola colonnina di ricarica rapida in corrente continua, come quella presa di mira a Qualiano. Questi impianti, progettati per gestire potenze elevate, contengono cavi spessi e pesanti. Un solo raid può fruttare decine e decine di chili di materiale, trasformando un furto notturno in un affare da centinaia di euro in pochi minuti. Il vero costo, tuttavia, ricade sulla collettività: il danno agli impianti, tra riparazioni, sostituzioni e interruzione del servizio, ammonta quasi sempre a migliaia di euro, una cifra sproporzionata rispetto al valore del rame sottratto. Un paradosso che evidenzia come la criminalità si stia rapidamente riconvertendo, puntando a colpire le infrastrutture del nostro futuro.

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