Bologna: l’agricoltura evolve verso i crediti natura

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Crediti natura
Crediti natura

Durante un convegno al Palazzo dell’Archiginnasio di Bologna, l’economista Gian Luca Bagnara ha delineato il ruolo della biodiversità del suolo e del “carbon farming” (agricoltura del carbonio) come strumenti chiave per la neutralità climatica e il ripristino degli ecosistemi.

A livello mondiale, il mercato dei crediti di carbonio è un pilastro delle politiche climatiche. Un recente rapporto della Banca Mondiale ha indicato che tali sistemi coprono il 28% delle emissioni globali, generando nel 2024 oltre 100 miliardi di dollari di entrate.

Tuttavia, il settore soffre un eccesso di offerta, con circa un miliardo di crediti invenduti che ha indebolito le quotazioni internazionali. In questo scenario, l’agricoltura del carbonio assume una valenza strategica non solo per la mitigazione climatica, ma anche per contrastare il declino della fertilità dei suoli e della produttività.

La legge europea sul clima ha fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas serra del 90% entro il 2050. Il suo raggiungimento si scontra però con diverse criticità nell’UE: un deficit di competenze per la transizione ecologica, scarsa trasparenza dei sistemi di scambio delle quote di emissione e mancanza di metodologie certificate per il monitoraggio.

Questi fattori hanno scoraggiato gli investimenti, resi ancora più difficili dai costi non competitivi per le aziende agricole. I progetti, infatti, diventano economicamente insostenibili per superfici inferiori ai 1.000 ettari.

L’elemento innovativo più rilevante è il passaggio dal concetto di “credito di carbonio” a quello di “credito di natura”. Questo approccio amplia la valutazione economica per includere tutti i servizi ecosistemici generati dal capitale naturale, come la qualità biologica e la biodiversità.

Il suolo viene così considerato un asset produttivo e ambientale completo, grazie anche a nuovi sistemi di misurazione del carbonio organico e del suo microbioma (il patrimonio genetico dei microrganismi).

Tecnologie come sensori, droni e blockchain potranno supportare questo sistema integrato, garantendo la tracciabilità dei dati. Per l’agricoltura italiana, nota per le produzioni a elevato valore aggiunto, i “crediti di natura” rappresentano un’opportunità per integrare il reddito tradizionale con la generazione certificata di servizi ambientali, rendendoli economicamente riconoscibili.

Anche il comparto zootecnico potrà trarne beneficio, riducendo le emissioni di metano e ossido di azoto e valorizzando i reflui tramite fertilizzanti recuperati (noti come RENURE), che dopo specifici trattamenti diventano simili ai concimi minerali.

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