Italia: polizia nei pronto soccorso contro le aggressioni

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Sanità aggredita
Sanità aggredita

In Italia è stata scelta una soluzione drastica per contrastare il fenomeno delle violenze nei confronti di medici e infermieri: l’impiego di pattuglie fisse di Polizia a presidio dei pronto soccorso. Questa misura è stata adottata anziché investire nel potenziamento della rete sanitaria territoriale, che avrebbe potuto contribuire a ridurre gli accessi impropri e le lunghe attese, spesso causa di tensioni.

La cronaca ha registrato un’escalation di episodi. In una sola settimana del giugno 2026, si sono verificati gravi incidenti in tutto il Paese: all’ospedale Sant’Anna di Como, un 23enne è stato fermato mentre aggrediva il personale medico; all’Ospedale del Mare di Napoli, due infermieri sono stati picchiati mentre cercavano di gestire il flusso di pazienti.

A Torino, presso l’ospedale Molinette, un infermiere ha riportato la frattura di una costola dopo essere stato colpito con un calcio al torace da un paziente. Al Policlinico di Modena, un altro operatore del triage ha subito un’aggressione che ha richiesto una prognosi di 21 giorni.

Nonostante la gravità dei fatti, le conseguenze per gli aggressori si sono rivelate spesso lievi. Le accuse formulate sono state principalmente di interruzione di pubblico servizio, lesioni, minacce o violenza a pubblico ufficiale, ma raramente hanno portato a misure di custodia cautelare.

I dati ufficiali del Ministero della Salute hanno fotografato una situazione allarmante. Nel corso del 2025 sono stati censiti quasi 18.000 episodi di aggressione contro operatori sanitari e sociosanitari in Italia. Questi incidenti hanno coinvolto un totale di 23.367 professionisti, poiché un singolo evento può vedere più persone aggredite contemporaneamente.

Di fronte a questa emergenza, la risposta istituzionale si è concentrata sulla sicurezza passiva. L’installazione di postazioni di polizia fisse all’ingresso dei pronto soccorso è diventata una prassi diffusa, da Palermo a Trapani in Sicilia, fino a grandi strutture come l’ospedale San Camillo di Roma, l’Infermi di Rimini e lo Jazzolino di Vibo Valentia.

Il dispiegamento di forze è significativo. Sul territorio nazionale sono state attivate 205 postazioni fisse, che impiegano un totale di 430 agenti di Polizia. In alcuni presìdi ospedalieri, la copertura del servizio di vigilanza è stata estesa fino a coprire l’intero arco delle 24 ore, trasformando di fatto gli ingressi delle aree di emergenza in zone sorvegliate.

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