Un segnale positivo ma non ancora sufficiente per l’Italia sul fronte della gestione dei rifiuti tecnologici. Nel corso del 2023, il sistema nazionale ha migliorato le sue performance, ma il divario con gli standard richiesti dall’Unione Europea resta ampio. È questa la fotografia che emerge dal Report annuale sulla gestione dei RAEE (Rifiuti di Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche), pubblicato dal Centro di Coordinamento RAEE sulla base dei dati forniti dagli impianti di trattamento specializzati.
Nel dettaglio, le aziende del settore hanno gestito un volume complessivo di 588.689 tonnellate di scarti elettronici, un quantitativo in crescita del 9% rispetto al 2022. Questo incremento ha avuto un impatto diretto sull’indicatore più importante: il tasso di raccolta nazionale è salito di tre punti percentuali, raggiungendo il 32,5%. Sebbene sia un passo nella giusta direzione, il valore rimane significativamente al di sotto della soglia del 65% fissata come obiettivo a livello comunitario.
Per comprendere a fondo questo dato, è utile ricordare come viene calcolato: si confrontano i volumi totali di RAEE, sia domestici che professionali, gestiti in un anno con la media delle apparecchiature elettriche ed elettroniche (AEE) immesse sul mercato nei tre anni precedenti. In sostanza, l’Italia riesce a intercettare e trattare correttamente meno di un terzo del “peso” dei nuovi prodotti tecnologici che entrano nelle case e nelle aziende.
La crescita è stata trainata da entrambe le macro-categorie di rifiuti. Quelli di origine domestica, provenienti dalle abitazioni dei cittadini, hanno toccato le 387.370 tonnellate, con un aumento del 4,5%. Molto più sostenuta è stata la dinamica dei RAEE professionali, derivanti da uffici e attività produttive, che con 201.319 tonnellate hanno registrato un balzo del 18,2% rispetto al 2022.
L’analisi per tipologia di prodotto rivela andamenti contrastanti. Tra le performance migliori spicca l’aumento nella raccolta di apparecchi professionali per lo scambio di temperatura (come frigoriferi e condizionatori industriali), con un +23%. Molto bene anche i piccoli elettrodomestici domestici (+11,2%) e, in misura minore, i grandi elettrodomestici (+4,8%), a testimonianza di una crescente sensibilità dei consumatori verso il corretto smaltimento.
In netta controtendenza si posiziona invece il flusso di apparecchiature dotate di schermi. La raccolta di televisori, tablet e monitor ha subito una flessione marcata, sia per i dispositivi domestici (-7,8%) sia per quelli professionali (-7,7%). Le cause possono essere molteplici, da un ciclo di vita mediamente più lungo dei moderni schermi piatti a una possibile stagnazione nelle vendite di queste categorie di prodotti.
Una volta che i rifiuti entrano nel circuito corretto, l’efficienza del sistema italiano si rivela però molto alta. Il tasso di riciclo, che indica la quota di materiali recuperati e destinati a diventare nuove materie prime (come rame, alluminio, plastica e vetro), si attesta mediamente oltre l’85%. Il tasso di recupero, un indicatore più ampio che include anche la frazione di rifiuti trasformata in energia, supera invece il 90%. Questi numeri confermano che la sfida principale per l’Italia non è tanto nel “saper riciclare”, quanto nel “riuscire a intercettare” una quantità maggiore di rifiuti elettronici.













