Djokovic: «In Sinner rivedo me stesso e la mia fame»

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Sport tennis
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In una recente intervista rilasciata in occasione dell’uscita di un docufilm sulla sua vita, Novak Djokovic ha ripercorso le tappe fondamentali della sua carriera e della sua esistenza. Il tennista serbo ha parlato del suo rapporto con Jannik Sinner, sottolineando i numerosi punti in comune. “In Jannik rivedo me stesso”, ha affermato, evidenziando come entrambi provengano da zone di montagna e abbiano lasciato casa in giovane età, costretti a maturare in fretta.

Djokovic ha anche rivelato di non essersi pentito di aver dato consigli ai coach di Sinner per aiutarlo a migliorare, agendo in coerenza con i propri principi. Ha poi spiegato come lo sci, sport praticato da entrambi, abbia contribuito a sviluppare la loro elasticità, l’equilibrio e la coordinazione, definendo le somiglianze tecniche “abbondanti”.

Il campione ha descritto la sua mentalità non come un’ossessione, ma come una profonda dedizione, la stessa che riconosce in Sinner. Ha elogiato la “mentalità del campione” dell’italiano, una forza dominante che si sveglia ogni mattina con il desiderio di essere migliore del giorno precedente.

Secondo Djokovic, questa fame di miglioramento continuo è l’aspetto del carattere che più lo avvicina a Sinner, una sete che nemmeno 24 titoli del Grande Slam sono riusciti a placare. Ha poi riflettuto sulla natura solitaria del tennis, uno sport in cui non esistono sostituzioni e si è soli con se stessi nei momenti di difficoltà.

Un altro tema centrale del racconto è stato l’impatto della guerra sulla sua formazione. Djokovic ha descritto la sua infanzia a Belgrado, segnata dall’orrore delle bombe e dalle notti trascorse nei rifugi. Ha definito quel periodo un elemento essenziale per la costruzione della sua identità.

Pur riconoscendo la durezza di quell’esperienza, ha affermato di non voler cambiare nulla del suo passato, vedendo la guerra come “l’ingrediente che ci voleva” per diventare la persona che è oggi e per raggiungere i traguardi ottenuti.

Il serbo ha poi riservato parole commosse per la sua prima maestra di tennis, Jelena Gencic, scomparsa nel 2013. “È stata più di un’allenatrice”, ha dichiarato, ricordando come i suoi genitori glielo affidarono da bambino. Gencic lo ha formato come essere umano prima che come tennista, insegnandogli ad apprezzare la musica classica, le tecniche di visualizzazione e la respirazione consapevole.

Infine, Djokovic ha ribadito la sua filosofia di vita e di sport, basata sull’evoluzione costante. “La stagnazione non esiste: se non progredisci, regredisci”, ha spiegato, sottolineando come i talenti vadano continuamente affinati. Un percorso che lo ha portato a realizzare il suo sogno di bambino: vincere Wimbledon e diventare il numero uno del mondo.

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