Milan, i talenti persi e i rimpianti del vivaio

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Cronache sport calcio
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Il recente interesse del Milan per riportare alla base Mattia Liberali, talento classe 2007 ceduto solo un anno fa, ha riacceso i riflettori su una questione ricorrente nella storia del club: la gestione dei giovani cresciuti nel vivaio e poi esplosi altrove. Una dinamica che, sebbene comune a molte grandi squadre, ha visto protagonisti in maglia rossonera alcuni nomi diventati poi stelle di livello internazionale.

L’esempio più celebre è senza dubbio quello di Pierre-Emerick Aubameyang. Arrivato giovanissimo in rossonero, non ha mai avuto l’opportunità di esordire in prima squadra in una gara ufficiale. Dopo una serie di prestiti in Francia, il Milan lo ha ceduto a titolo definitivo al Saint-Étienne per una cifra modesta. Da lì, la sua carriera ha preso il volo, portandolo a diventare un bomber di fama mondiale con le maglie di Borussia Dortmund, Arsenal e Barcellona.

Più recente è il caso di Milos Kerkez. Il terzino ungherese, dopo un’ottima stagione in Primavera, è stato venduto all’AZ Alkmaar per circa due milioni di euro, non ritenendolo pronto per il salto. In Olanda è diventato subito un titolare inamovibile e un punto fermo della sua nazionale, guadagnandosi il trasferimento in Premier League. Simile la parabola di Bryan Cristante, centrocampista cresciuto nel settore giovanile e ceduto al Benfica dopo poche apparizioni. Dopo un percorso tortuoso, ha trovato la sua consacrazione in Serie A, diventando un pilastro di Roma e Nazionale.

Anche Manuel Locatelli, autore di un gol memorabile contro la Juventus, ha lasciato il Milan per trovare continuità al Sassuolo, dove si è affermato come uno dei migliori centrocampisti italiani prima di passare alla Juventus. L’elenco potrebbe continuare con nomi come Matteo Pessina, protagonista all’Atalanta e al Monza, o Patrick Cutrone, che dopo un avvio promettente è stato sacrificato per ragioni di bilancio.

Le ragioni dietro queste partenze sono molteplici e complesse. Non si tratta sempre e solo di errori di valutazione tecnica. Spesso, la pressione di ottenere risultati immediati in un top club riduce lo spazio per i giovani, che necessitano di tempo e fiducia per crescere. Altre volte, le scelte sono dettate da necessità finanziarie o da visioni tattiche di allenatori che preferiscono profili più esperti. La volontà stessa dei giocatori di cercare maggiore minutaggio altrove gioca un ruolo fondamentale.

Il club sembra aver preso coscienza di questa problematica strutturale. L’introduzione della squadra Under 23, che parteciperà al campionato di Serie C, rappresenta un passo strategico fondamentale. Questo progetto mira a creare un percorso intermedio tra la Primavera e la prima squadra, offrendo ai giovani più talentuosi la possibilità di maturare nel calcio professionistico senza dover necessariamente lasciare il Milan. Un investimento per il futuro, con la speranza di non dover più rimpiangere i talenti sbocciati lontano da Milanello.

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