
POZZUOLI – Tremilatrecentoundici persone lontane dalle proprie case. Migliaia di vite sospese tra abitazioni dichiarate inagibili, valigie preparate in fretta e la speranza di poter tornare presto alla normalità. Ma a Pozzuoli, dopo la forte scossa che ha colpito l’area flegrea, l’emergenza non è ancora finita. E mentre la macchina dei soccorsi continua a lavorare senza sosta, cresce la pressione politica e sociale perché venga dichiarato lo stato di emergenza nazionale. I numeri raccontano una città ancora alle prese con le conseguenze del terremoto. Dei 3.311 sfollati, 3.168 hanno trovato una sistemazione autonoma, mentre 143 persone sono ancora ospitate in strutture alberghiere e altre 54 hanno trovato accoglienza al Palatrincone. Sono dati emersi durante l’ultima riunione del Centro coordinamento soccorsi, attivato dal prefetto di Napoli Michele di Bari subito dopo il sisma e ancora operativo per seguire l’evoluzione della situazione. Al tavolo siedono istituzioni, Protezione civile, vigili del fuoco e amministrazioni locali. Presenti, tra gli altri, l’assessora regionale alla Protezione civile Fiorella Zabatta e i sindaci di Pozzuoli e Monte di Procida, Luigi Manzoni e Salvatore Scotto di Santolo.
I vigili del fuoco hanno già effettuato 1.466 verifiche sugli edifici e ne restano soltanto sei da completare. Numeri impressionanti che fotografano la dimensione del lavoro svolto nelle settimane successive al terremoto. Sul territorio rimangono inoltre attivi 21 moduli Morecs per il rilevamento e il monitoraggio, cinque squadre impegnate nel recupero assistito delle masserizie e altre cinque inserite nel dispositivo ordinario. Complessivamente sono 31 le squadre ancora operative. E’ una presenza costante, spesso silenziosa, fatta di sopralluoghi, controlli, transenne, verifiche strutturali e interventi dentro abitazioni che per molte famiglie sono diventate improvvisamente luoghi da cui stare lontani. Anche sul fronte idrico la situazione sembra essere quasi del tutto rientrata. Sono stati effettuati 101 interventi e proseguono le ricerche delle perdite per garantire la pressione necessaria negli immobili. Un altro tassello di un’emergenza complessa, che non riguarda soltanto la sicurezza degli edifici ma anche la possibilità concreta di mantenere in piedi la quotidianità di una città colpita. Il prefetto di Bari ha rinnovato il ringraziamento a istituzioni, sindaci, forze dell’ordine, vigili del fuoco, Protezione civile e volontari, sottolineando lo sforzo “straordinario e incessante” profuso per garantire assistenza e sicurezza alla popolazione.
Ma mentre la macchina dell’emergenza continua a funzionare, resta aperta la partita più delicata: come sostenere una comunità che non sa ancora quando potrà tornare alla normalità? E’ su questo punto che comitati, associazioni e forze politiche di centrodestra stanno alzando la voce, chiedendo al governo il riconoscimento dello stato di emergenza. Una richiesta che, secondo i promotori, dovrebbe consentire di disporre di strumenti e risorse straordinarie per affrontare gli effetti del sisma, sostenere le famiglie e accelerare gli interventi necessari. Ed è proprio qui che si apre il fronte politico. La contestazione riguarda il fatto che, nonostante le richieste provenienti dal territorio, né il sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni né il presidente della Regione Campania Roberto Fico hanno finora formalizzato al governo la richiesta dello stato di emergenza. Una scelta che alimenta il dibattito e che comitati, associazioni e opposizione continuano a contestare, chiedendo alle istituzioni di assumere una posizione netta.
Intanto, la città deve fare i conti anche con un’altra emergenza che rischia di avere ripercussioni economiche e logistiche. E’ quella legata al porto. Tra ieri e oggi saranno eseguiti nuovi sopralluoghi negli edifici prospicienti via Roma e via Fasano, due arterie fondamentali dell’area portuale, dove alcuni fabbricati sono rimasti danneggiati e pericolanti dopo la scossa. L’obiettivo è accelerare la messa in sicurezza e consentire nuovamente il transito dei mezzi pesanti diretti al porto per l’imbarco verso Ischia e Procida. Al momento, infatti, i mezzi con portata superiore alle 3,5 tonnellate non possono transitare lungo quelle strade. L’ordinanza del sindaco ha imposto il divieto e i camion diretti alle isole vengono dirottati verso Porta di Massa, a Napoli. Una decisione dettata dalle condizioni degli edifici e dalla necessità di tutelare la sicurezza, ma che ha immediatamente provocato la reazione degli autotrasportatori. La categoria ha proclamato lo stato di agitazione, chiedendo la revoca o almeno la rimodulazione dell’ordinanza. Il problema è diventato quindi anche economico. Ogni deviazione significa tempi più lunghi, costi aggiuntivi, organizzazione più complessa per chi deve trasportare merci e rifornimenti verso le isole. E sullo sfondo c’è il timore che una situazione provvisoria possa trasformarsi in un problema destinato a durare. Gli autotrasportatori hanno chiesto l’intervento del prefetto Michele di Bari e una convocazione urgente del tavolo di monitoraggio. La riunione è stata fissata per oggi pomeriggio a Napoli.










