La Società Italiana di Geologia Ambientale (SIGEA) ha contestato per la seconda volta la richiesta di archiviazione per l’inchiesta sul dissesto idrogeologico che ha devastato Casamicciola Terme, sull’isola di Ischia, il 26 novembre 2022. L’associazione, costituitasi parte civile, ha depositato una formale opposizione alla decisione avanzata dai Pubblici Ministeri della Procura di Napoli.
Secondo i geologi, la catastrofe che ha causato dodici vittime non può essere liquidata come un semplice evento meteorologico eccezionale. “La tragedia non è nata in 40 minuti, ma da anni di incuria e mancata prevenzione”, ha dichiarato Antonello Fiore, presidente nazionale di SIGEA. L’associazione ritiene inaccettabile che la morte di dodici persone, inclusi bambini, venga attribuita a una sfortunata perturbazione.
Per la SIGEA, il processo non serve solo a garantire giustizia ai familiari delle vittime, ma è anche uno strumento fondamentale per ricostruire scientificamente la dinamica dei fatti. Solo una comprensione completa di quanto accaduto può aiutare a prevenire disastri simili in futuro, sia a Ischia sia nel resto d’Italia.
L’associazione sostiene che dietro la colata di fango non ci sia stato un fenomeno imprevedibile. Al contrario, individua una lunga catena di omissioni, una progressiva perdita della memoria storica dei rischi del territorio e un grave degrado ambientale che hanno preparato il terreno al disastro.
Dal punto di vista tecnico, l’istanza di archiviazione presenterebbe un grave vizio metodologico. Limitare l’analisi ai dati dei pluviometri registrati nelle ore della frana significa ignorare il bilancio idrico complessivo del suolo. “Il collasso del Monte Epomeo non è stato improvviso, ma l’atto finale di un processo di accumulo durato un mese, con oltre 310 mm di pioggia pregressa”, ha precisato Fiore.
Le piogge intense avrebbero saturato i terreni vulcanici dell’isola, annullando la cosiddetta “suzione della matrice”. Questo fenomeno è la pressione negativa che, nei pori del suolo, tiene coesi i materiali. Una volta perso questo equilibrio, la coltre superficiale si è fluidificata rapidamente, trasformandosi in una colata di fango ad alta velocità. Secondo le analisi dei geologi, il terreno era già prossimo al collasso nella notte tra il 24 e il 25 novembre.
L’opposizione depositata richiama anche l’Allerta Arancione diramata il 25 novembre. Quel provvedimento, secondo la SIGEA, imponeva obblighi precisi di prevenzione, che avrebbero dovuto essere attuati indipendentemente dalle informazioni fornite dai sistemi di monitoraggio elettronico.
Inoltre, la mancanza di un Piano di Protezione Civile aggiornato e condiviso con la cittadinanza avrebbe impedito sia il controllo dei valloni sia l’evacuazione preventiva delle aree a rischio. Queste misure, se adottate la sera del 25 novembre, avrebbero potuto salvare vite umane.
L’associazione denuncia anche presunte violazioni delle norme di Polizia Idraulica. Si fa riferimento alla mancata manutenzione e all’interramento di storiche opere di regimazione idraulica risalenti all’epoca borbonica. Il tombamento illegittimo di alcuni fossi e il restringimento degli alvei avrebbero contribuito a un violento rigurgito d’acqua, favorendo l’improvvisa fuoriuscita del fango.
La SIGEA sottolinea come lo scenario del 2022 fosse ampiamente prevedibile. L’evento richiama infatti un dissesto analogo avvenuto il 10 novembre 2009, che provocò la morte di una giovane. La dinamica e l’area interessata presentano forti somiglianze, indicando che il rischio avrebbe dovuto essere gestito con una pianificazione più efficace.
“Chiediamo con fermezza al Giudice per le Indagini Preliminari il rigetto dell’archiviazione e un supplemento di indagine con una perizia collegiale integrativa”, ha concluso Fiore. La richiesta è motivata dalla necessità di accertare la piena verità scientifica e giudiziaria, un passo ritenuto indispensabile per rendere giustizia alle dodici vittime di Casamicciola.












