Mediterraneo: allarme per le microplastiche in mare

76
Inquinamento marino
Inquinamento marino

L’Agenzia europea dell’ambiente (AEA) ha pubblicato un nuovo e preoccupante rapporto sullo stato di salute del Mar Mediterraneo. Lo studio ha evidenziato livelli senza precedenti di inquinamento da microplastiche, confermando i timori della comunità scientifica.

Il documento, intitolato “Marine Litter Watch 2024”, ha aggregato dati provenienti da centinaia di stazioni di monitoraggio lungo le coste di Italia, Grecia e Spagna. I risultati hanno mostrato concentrazioni superiori a 1,2 milioni di particelle per chilometro quadrato in alcune zone, specialmente nel Mar Tirreno e vicino alle foci dei grandi fiumi. Questi valori rappresentano un drastico aumento rispetto alle rilevazioni degli anni passati.

I principali responsabili, secondo l’AEA, sono la plastica monouso e una gestione inadeguata dei rifiuti, sia nelle comunità costiere che nell’entroterra. I fiumi fungono da veri e propri nastri trasportatori, veicolando tonnellate di scarti urbani direttamente in mare. Il rapporto ha inoltre sottolineato il contributo delle industrie della pesca e dell’acquacoltura, a causa di reti e attrezzature spesso abbandonate o perse durante le operazioni.

Le conseguenze per l’ecosistema marino sono state descritte come gravissime. Questi minuscoli frammenti plastici vengono ingeriti dallo zooplancton, che è alla base della piramide alimentare marina. La contaminazione risale così la catena trofica, raggiungendo pesci, mammiferi marini e uccelli. Gli scienziati hanno espresso forte preoccupazione per le sostanze tossiche che le plastiche possono assorbire dall’ambiente e successivamente rilasciare all’interno degli organismi che le ingeriscono.

Il problema, purtroppo, non si ferma alla fauna. Il rapporto ha messo in luce come le microplastiche siano ormai entrate in modo pervasivo nella catena alimentare umana, principalmente attraverso il consumo di prodotti ittici come pesci e molluschi. Sebbene gli impatti diretti sulla salute siano ancora oggetto di studio, i rischi potenziali legati all’esposizione a lungo termine a queste particelle hanno generato un forte e giustificato allarme.

L’AEA ha concluso la sua analisi con una serie di raccomandazioni urgenti rivolte agli Stati membri. Tra queste, l’implementazione di normative più severe sulla produzione e l’utilizzo della plastica monouso, l’investimento in impianti di trattamento delle acque reflue avanzati, capaci di filtrare anche le microparticelle, e la promozione di modelli di economia circolare. È stato lanciato anche un appello per intense campagne di sensibilizzazione volte a ridurre il consumo di imballaggi e contenitori superflui.

LASCIA UN COMMENTO

Inserisci il tuo commento
Inserisci il tuo nome