Attentato a Ranucci, indagato Valter Lavitola come mandante

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Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci
Valter Lavitola e Sigfrido Ranucci

NAPOLI – Clamorosa svolta nell’inchiesta sull’attentato dinamitardo contro il giornalista Sigfrido Ranucci (a destra foto Lp). La Direzione distrettuale antimafia di Roma ha iscritto nel registro degli indagati l’imprenditore ed ex giornalista-editore Valter Lavitola (foto Lp), ritenuto dagli inquirenti il presunto mandante dell’attentato compiuto nell’ottobre 2025 davanti all’abitazione del conduttore di Report. Su delega della Dda, i carabinieri del Nucleo investigativo di Roma e Frascati hanno eseguito una perquisizione nei confronti di Lavitola, sequestrando telefono cellulare e computer. Il movente dell’attentato resta però ancora oggetto di approfondimento investigativo.

Secondo quanto emerso, Lavitola è indagato in concorso con le quattro persone arrestate nei giorni scorsi, alle quali vengono contestati, a vario titolo, i reati di detenzione, porto in luogo pubblico e uso di ordigno esplosivo, minaccia e danneggiamento, tutti aggravati dal metodo mafioso. Si tratta, è bene precisarlo, di accuse formulate nella fase delle indagini preliminari, per le quali Lavitola è da considerarsi innocente fino al terzo grado di giudizio, e che dovranno essere vagliate nel corso del procedimento. La nuova iscrizione arriva pochi giorni dopo l’operazione che ha portato all’arresto dei presunti esecutori materiali dell’attentato. In carcere sono finiti Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Antonio Passariello, mentre Marika De Filippis è stata posta agli arresti domiciliari. Gli indagati, tutti originari della Campania, tra Avella, Sperone e Cicciano, secondo la ricostruzione della Procura avrebbero agito su commissione.

L’attentato risale al 16 ottobre 2025, quando un ordigno esplosivo fece saltare in aria l’auto di Sigfrido Ranucci e quella della moglie a Pomezia, in provincia di Roma. Le indagini, coordinate dal procuratore Francesco Lo Voi e dai pubblici ministeri Carlo Villani, oggi procuratore di Velletri, ed Edoardo De Santis, hanno consentito di ricostruire le fasi preparatorie dell’azione. Determinante è stata l’individuazione di una Fiat 500X nera utilizzata dal gruppo, noleggiata nei giorni precedenti all’attentato. Attraverso le immagini delle telecamere di videosorveglianza, le testimonianze raccolte nell’immediatezza dei fatti e l’analisi delle celle telefoniche, gli investigatori hanno ricostruito gli spostamenti dei componenti della banda. Le successive intercettazioni telefoniche e ambientali hanno poi rafforzato il quadro indiziario.

Secondo la Procura, Pellegrino D’Avino, insieme a Marika De Filippis e Saverio Mutone, avrebbe effettuato il sopralluogo e reperito l’esplosivo, mentre Antonio Passariello e lo stesso Mutone si sarebbero recati sotto l’abitazione del giornalista per collocare l’ordigno. Le intercettazioni hanno inoltre documentato l’interesse del gruppo per la realizzazione di altri ordigni esplosivi e per sistemi di attivazione a distanza, mentre gli investigatori contestano ad alcuni degli arrestati anche il coinvolgimento in un incendio doloso avvenuto a Roccarainola.

Con l’iscrizione di Lavitola cambia ora anche il quadro relativo ai possibili mandanti. Nei giorni successivi agli arresti, infatti, la Procura aveva chiarito che mancava ancora il tassello relativo a chi avesse commissionato l’attentato. Le indagini proseguono proprio per chiarire il movente e verificare se vi siano ulteriori persone coinvolte nella pianificazione dell’azione intimidatoria contro il giornalista di Report. Lavitola in passato è stato condannato in via definitiva per tentata estorsione a Silvio Berlusconi. Ora i magistrati valuteranno in che contesto potrebbe maturare il ruolo di Lavitola in questa storia. Che diventa sempre più oscura con il passare dei giorni. Ma nell’oscurità la magistratura sta lavorando senza sosta per portare finalmente luce.

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