SANTA MARIA CAPUA VETERE – Non è il suono dello sport, quello che si leva dalla Villa Comunale di Santa Maria Capua Vetere da oltre due settimane. Non è il vociare festoso di una partita che si chiude al tramonto, ma una colonna sonora incessante che, quando il sole scende e la città vorrebbe spegnere le luci, continua a pulsare nel cuore del quartiere. Per i residenti delle zone limitrofe, i “Summer Games” non sono più una manifestazione da applaudire, ma un’estenuante prova di resistenza.
L’evento, che trasforma il polmone verde cittadino in un palcoscenico di competizioni e intrattenimento, ha una durata eccezionale: un mese consecutivo. Siamo arrivati solo a metà del percorso e, per chi abita a pochi metri dal perimetro della Villa, la misura è ormai colma. Le segnalazioni formali inviate al Comune, agli uffici competenti e alle forze dell’ordine nei giorni scorsi sono rimaste, secondo i cittadini, lettera morta. Nessun riscontro, nessuna modifica agli orari, nessuna attenuazione del volume. Così, la musica amplificata, le urla di incitamento dei tifosi e gli schiamazzi post-gara hanno continuato a invadere le case ben oltre la mezzanotte. Risultato? Una quotidianità stravolta. Conversare in famiglia è diventato un’impresa, guardare la televisione un esercizio di pazienza, e far addormentare i bambini un calvario notturno che si ripete sistematicamente.
Stanchi di sentirsi cittadini di serie B, alcuni residenti hanno deciso di rompere il silenzio non più con una semplice comunicazione, ma con un formale esposto depositato presso il commissariato della Polizia di Stato. Un atto che non è solo una denuncia di disturbo della quiete pubblica, ma una richiesta di giustizia. A far traboccare il vaso è la percezione di un trattamento a due pesi e due misure. “Nella nostra stessa città – spiegano i residenti – altre manifestazioni sono tenute a rispettare il coprifuoco della mezzanotte. Ci chiediamo perché, in questo caso, le regole sembrino diventare improvvisamente più elastiche”. Il dubbio che alimenta la rabbia è che il divertimento di alcuni stia pesando ingiustamente sulla salute di centinaia di altre persone.
E’ importante sgomberare il campo da equivoci: nessuno dei firmatari contesta il valore dello sport o l’importanza di creare occasioni di aggregazione per i giovani. Il nodo del contendere non è l’evento in sé, ma l’assenza di un limite. “Il divertimento – sottolineano – è un diritto che non può calpestare quello alla salute e al riposo”. La durata della manifestazione è, in questo senso, l’aggravante principale: se un singolo evento occasionale può essere tollerato come una concessione alla socialità cittadina, un mese di “assedio sonoro” trasforma la residenza in una prigione.
Il tempo scorre, e con esso cresce la preoccupazione per le serate che ancora attendono il quartiere. La richiesta dei cittadini è ora nitida: un intervento urgente che verifichi il rispetto delle prescrizioni autorizzative. Non vogliono veder sparire lo sport, ma pretendono che le istituzioni ristabiliscano un principio di uguaglianza e di rispetto. I “Summer Games” possono continuare, dicono, ma lo facciano entro le cornici della legge e del buon senso. Perché, tra un tifo da stadio e un bambino che piange perché non riesce a dormire, la città ha il dovere di scegliere la strada dell’equilibrio.










