Paulo Dybala e la Roma proseguiranno il loro percorso insieme. È attesa a breve la firma sul contratto che legherà l’attaccante argentino al club giallorosso per un’altra stagione, confermando la volontà della società di puntare ancora sulle sue qualità.
Nell’attesa dell’ufficialità, il calciatore si è raccontato in un’intervista rilasciata a un podcast, spaziando tra passato e futuro. Durante la conversazione, ha condiviso aneddoti e ha espresso opinioni su allenatori e colleghi che hanno segnato la sua carriera.
Un pensiero speciale è andato a José Mourinho, l’allenatore che lo ha voluto fortemente nella capitale. “Mou è un genio e una bella persona”, ha affermato Dybala. “Ci ha sempre trattato con rispetto, si è preso cura di noi e la gente di Roma si è innamorata di lui per quello che ha dato. Sono arrivato qui grazie a lui”.
L’argentino ha anche svelato un retroscena sulla sua spettacolare presentazione al Colosseo Quadrato. “Non sapevo nulla. La società mi disse che ci sarebbe stata una conferenza un po’ speciale, ma non immaginavo cosa fosse. Quando ho salito i gradini e ho visto quindicimila persone mi sono emozionato, non potevo crederci”.
Non sono mancati i riferimenti alla dolorosa finale di Europa League persa a Budapest contro il Siviglia. Il ricordo dell’arbitraggio di Anthony Taylor è ancora vivo: “Il fallo di mano fu assurdo, ma nel corso della partita non ci fu soltanto quello. Ci sono stati vari momenti in cui l’arbitro ha fischiato cose strane. È un dolore ancora forte”.
Spazio anche ai giudizi sui grandi talenti del calcio mondiale, a partire dal suo connazionale Lionel Messi, che ha definito “il migliore”. Dybala ha poi lanciato una previsione importante sul futuro, incoronando un giovane talento spagnolo: “Lamine Yamal è un fenomeno, per me può essere l’erede di Messi, ha i mezzi giusti”.
Infine, ha espresso elogi per altri giocatori come Valverde, Cucurella e Kvaratskhelia. Ha anche ricordato la prima volta che affrontò Kylian Mbappé, quando il francese era al Monaco: “Si vedevano già le sue doti, era decisamente più rapido e incisivo degli altri, ma la nostra difesa alla Juventus in quegli anni era talmente forte che non fu un problema controllarlo”.









