L’inchiesta su presunti favori arbitrali all’Inter, che ha coinvolto l’ex designatore Gianluca Rocchi, si avvia verso l’archiviazione. Dopo mesi di indagini, intercettazioni e interrogatori, lo scenario più probabile è che non vi siano riscontri concreti per procedere penalmente. Di conseguenza, né Rocchi né il club nerazzurro dovrebbero subire conseguenze giudiziarie.
L’indagine ha avuto inizio nell’aprile scorso, quando a Gianluca Rocchi è stato notificato un avviso di garanzia basato su alcune intercettazioni telefoniche. Le conversazioni, avvenute tra l’allora designatore e altre figure del mondo arbitrale, avrebbero rivelato un presunto malcontento dell’Inter riguardo ad alcune designazioni. L’accusa formulata era quella di aver scelto arbitri graditi al club milanese, escludendone altri considerati “sgraditi”.
Inizialmente, l’attenzione degli inquirenti si è concentrata su tre partite: Bologna-Inter del 20 aprile 2025, il derby di Coppa Italia del 23 aprile e Udinese-Parma. Mentre Rocchi ha scelto di autosospendersi, sono stati indagati altri vertici arbitrali come Gervasoni, Nasca e Duolo. Altri sono stati ascoltati come persone informate sui fatti, come nel caso di Paterna, successivamente indagato per falsa testimonianza.
Uno dei punti centrali dell’inchiesta riguardava un presunto accordo raggiunto a San Siro il 2 aprile 2025. Secondo gli inquirenti, Rocchi si sarebbe impegnato a designare Andrea Colombo, arbitro ritenuto “gradito” all’Inter, per la partita contro il Bologna. Allo stesso tempo, avrebbe agito per evitare che Daniele Doveri, considerato “poco gradito”, dirigesse partite cruciali dei nerazzurri, inclusa un’eventuale finale di Coppa Italia.
Con il progredire delle indagini, sono state aggiunte altre due partite all’elenco delle verifiche: Inter-Verona di maggio 2025 e Torino-Inter dell’aprile successivo. L’ipotesi di reato per Rocchi è stata riformulata in frode sportiva, accusandolo di aver accettato interferenze per alterare la competizione. La Procura ha ipotizzato un presunto concorso con “esponenti della società sportiva Inter”, che avrebbero agito grazie a rapporti preferenziali con il presidente della FIGC, Gabriele Gravina.
Tuttavia, è emerso che nessun dirigente dell’Inter né il presidente federale sono mai stati iscritti nel registro degli indagati. È stato ascoltato come persona informata sui fatti Giorgio Schenone, Club Referee Manager dell’Inter, la cui figura serve proprio da collegamento tra club e classe arbitrale. Dalla sua testimonianza non è emerso alcun elemento penalmente rilevante. L’assenza di prove concrete e di indagati all’interno della società nerazzurra ha quindi indirizzato la Procura verso la richiesta di archiviazione del caso.





