NAPOLI – Momenti di tensione nel reparto di Ostetricia e Ginecologia del Policlinico Universitario Federico II di Napoli, dove uno specializzando è stato aggredito. Secondo le testimonianze, l’episodio è scaturito da un preoccupante crescendo di agitazione: un ventiseienne napoletano visibilmente alterato temeva che la moglie, ricoverata al nono mese di gravidanza, non stesse ricevendo un’assistenza medica adeguata. Dal diverbio verbale si è passati in pochi istanti all’aggressione fisica, con il giovane che si sarebbe scagliato contro il sanitario colpendolo con un pugno al volto.
Sul posto sono tempestivamente intervenuti i carabinieri della Sezione Radiomobile del Vomero, allertati per sedare la situazione e ripristinare l’ordine tra le corsie. I militari hanno bloccato e tratto in arresto il 26enne con l’accusa di lesioni a personale sanitario; l’uomo è stato posto agli arresti domiciliari in attesa del rito direttissimo. Intanto il medico aggredito è stato subito medicato dai colleghi, che gli hanno riscontrato lesioni giudicate guaribili con dieci giorni di prognosi.
L’episodio riaccende i riflettori sulle precarie condizioni di sicurezza in cui opera il personale medico nei presidi ospedalieri. Le associazioni di categoria tornano a denunciare un clima di costante intimidazione che trasforma i luoghi di cura in vere e proprie zone a rischio. Medici e infermieri si trovano sempre più spesso a fare da scudo di fronte alla rabbia e alla frustrazione dell’utenza. Si chiedono a gran voce presidi fisici delle forze dell’ordine e misure sanzionatorie ancora più severe per chi compie atti di violenza in corsia. L’ennesima aggressione al Federico II dimostra come la tutela dei lavoratori della sanità sia un’emergenza sociale non più rinviabile. La comunità medica esprime profonda solidarietà al giovane specializzando, auspicando che la giustizia faccia rapido ed efficace corso.
Il direttore della Centrale operativa del 118, Giuseppe Galano: “Invocare le forze dell’ordine e la presenza nei pronto soccorso ha una valenza. Ma qui siamo di fronte a una visita ambulatoriale di una signora in stato di gravidanza alla presenza del marito. Mi spiego, il drappello ha una valenza e un effetto deterrente, perché gli utenti facinorosi vedono la divisa e si calmano. Ma in ambulatorio non è così. Non è pensabile nemmeno pensare a una difesa personale per i medici e gli infermieri. Il discorso è un altro. Credo sia necessario incidere su un’informazione più capillare nei confronti della cittadinanza: la sanità non fa altro che portare salute e benessere. Serve una maggiore informazione e sensibilizzazione. A volte si parla impropriamente di ‘buona o cattiva sanità’, e questo incide, istigando la popolazione a stare sulla difensiva. Non veniamo più visti come portatori di salute, e questo non è giusto. La seconda cosa, forse la principale, è la certezza della pena. La più grande deterrenza per un facinoroso è sapere che un atto di violenza può comportare una pena importante, con la perdita della libertà e tutte le conseguenze del caso, anche in termini lavorativi. Si potrebbe pensare, ad esempio, a una sospensione dal lavoro senza stipendio”.






