La Juventus si è presentata ai nastri di partenza con una rosa di 28 giocatori, numericamente ampia ma con evidenti lacune qualitative in ruoli chiave. A poche settimane dalla fine del mercato, il club ha lavorato per sfoltire l’organico e allo stesso tempo colmare i vuoti richiesti dal nuovo tecnico.
Nel reparto portieri, la situazione è rimasta complessa. La squadra ha tre estremi difensori, Di Gregorio, Perin e Pinsoglio, ma i secondi due avranno il contratto in scadenza tra un anno. Il titolare designato, Di Gregorio, non ha convinto la dirigenza e l’allenatore, diventando di fatto un separato in casa. Dopo aver visto sfumare obiettivi come Alisson e Martinez, la società ha esplorato nuove piste, tra cui l’idea di ottenere Zion Suzuki in prestito dal Paris Saint-Germain.
Anche in difesa, i numeri sembrano sufficienti per una linea a quattro: Kalulu e Celik a destra, Bremer e Gatti al centro, con Kelly e Rugani come alternative, e Cambiaso e Cabal a sinistra. Il problema, però, ha riguardato l’adattabilità di alcuni interpreti al gioco di Spalletti. Un difensore come Jhon Lucumí del Bologna, ad esempio, è stato ritenuto più funzionale di Gatti, poiché più abile a difendere con la linea alta e a impostare l’azione dal basso.
A centrocampo, l’abbondanza ha creato un sovrannumero di giocatori. Con il 4-2-3-1 come modulo di riferimento, la Juventus si è ritrovata con sette mediani: Locatelli, McKennie, Thuram, Koopmeiners, Miretti, Douglas Luiz e Arthur. Mentre i primi tre sono stati considerati punti fermi, per Koopmeiners e Miretti il club è rimasto in ascolto di eventuali offerte. Al di là dei numeri, è emersa ancora una volta la mancanza di un vero regista capace di dettare i tempi di gioco.
Il settore offensivo ha presentato una situazione simile, con dieci giocatori per quattro posizioni. Nonostante l’abbondanza, i dubbi non sono mancati: Nico Gonzalez, David, Milik e Zhegrova sono stati messi sul mercato. Il nodo principale ha riguardato il ruolo di centravanti. Il ritorno di Kolo Muani ha portato un attaccante mobile, ma non la prima punta fisica che il tecnico avrebbe desiderato per completare il reparto, lasciando di fatto scoperto il ruolo di erede di Vlahovic.




