Maldini spiega l’addio: “Malagò ha cambiato le regole”

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Cronache sport calcio
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Paolo Maldini ha rotto il silenzio sulle sue dimissioni dal ruolo di direttore tecnico della Nazionale, avvenute dopo soli sedici giorni. In una recente intervista, l’ex capitano ha spiegato che la rottura con il presidente della FIGC, Giovanni Malagò, è stata causata da un cambio unilaterale degli accordi presi.

Secondo la versione di Maldini, il patto iniziale era chiaro: la direzione tecnica, composta da lui e da Leonardo, avrebbe avuto la responsabilità di scegliere il commissario tecnico, con il presidente che avrebbe poi avallato la decisione. “Questo era l’accordo”, ha precisato Maldini. Successivamente, però, Malagò avrebbe cambiato le regole, avocando a sé la decisione sul ct e chiedendo ai direttori tecnici di ratificarla.

Una condizione definita “inaccettabile”, che ha portato Maldini e Leonardo a rinunciare all’incarico prima ancora di firmare il contratto quadriennale. Nel corso della sua ricostruzione, l’ex dt ha svelato un retroscena clamoroso: il tentativo di portare Pep Guardiola sulla panchina azzurra. L’incontro è avvenuto a Barcellona e la trattativa è stata molto seria. “Era molto tentato, è andato vicino ad accettare”, ha raccontato Maldini, aggiungendo che l’allenatore catalano si era persino messo a “scrivere formazioni sui fogli”.

La questione economica non è mai stata un ostacolo. Guardiola avrebbe infatti detto: “Datemi un euro in meno di quello che prendeva l’ultimo ct, e io sono a posto”. Il rifiuto è arrivato per motivi personali: Guardiola ha espresso la necessità di un periodo di riposo dopo dieci anni impegnativi in Premier League e un recente intervento chirurgico alla schiena.

Fallita la pista Guardiola, la scelta è ricaduta su Andrea Pirlo, ritenuto l’interprete ideale di un progetto basato sul gioco offensivo e sulla tecnica. Maldini lo ha definito “preparatissimo”. Le polemiche sorte attorno alla sua figura, legate a una sponsorizzazione con una società di scommesse e al lavoro del figlio come procuratore, sono state bollate come “un pretesto”.

L’ex direttore tecnico ha sottolineato che non esistevano ostacoli legali alla nomina di Pirlo, il quale era disposto a interrompere ogni rapporto con la società di betting. Anche la norma sulla presunta incompatibilità del ruolo con la professione dei figli era stata cancellata nel 2019. “Se ci fosse stata la reale volontà di farlo firmare, non ci sarebbero stati ostacoli”, ha commentato.

Il progetto di Maldini e Leonardo non si limitava alla guida della Nazionale maggiore, ma prevedeva una profonda “rifondazione del calcio italiano”. Il piano si articolava su un percorso lungo, stimato in otto-dieci anni, per formare nuovi talenti e una nuova mentalità, coinvolgendo tutte le componenti federali.

L’obiettivo era cambiare il sistema, investendo sui settori giovanili per tornare a creare giocatori di talento, modernizzare stadi e centri sportivi e introdurre norme per incentivare l’impiego di calciatori italiani. Un lavoro enorme che Maldini ha definito un “sogno interrotto”, esprimendo il rammarico per non aver potuto contribuire a costruire un’Italia competitiva per le prossime generazioni.

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