Campi Flegrei, in 10mila firmano per la svolta: “Subito legge speciale e stato di emergenza”

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Protesta a Pozzuoli (foto LP)
Protesta a Pozzuoli (foto LP)

POZZUOLI – Ferragosto è passato, le spiagge si sono riempite e poi lentamente svuotate, ma a Pozzuoli l’emergenza non conosce pause. Per oltre tremila persone la normalità resta ancora lontana. Sono gli sfollati dei Campi Flegrei, uomini, donne, bambini e anziani costretti a vivere lontano dalle proprie abitazioni, ospitati da amici e parenti, negli alberghi, al Palatrincone o in altre sistemazioni provvisorie. Una città sospesa, mentre il tempo passa e la necessità di risposte concrete diventa ogni giorno più urgente.

E dentro questa emergenza ci sono storie che raccontano più di qualsiasi numero cosa significhi davvero essere senza casa. “Oggi sono una ‘sfollata’. Una parola che fa schifo, che puzza di guerra, di emergenza lontana, di tragedia che appartiene sempre agli altri”, scrive una donna costretta a lasciare la propria abitazione. Diciassette giorni lontano da casa, vissuti come un tempo senza calendario: “Sono un’ospite precaria, un corpo estraneo in una casa che non è mia, accampata tra scatoloni e vite in sospeso”. Ma è quando parla dei figli che lo sfogo diventa un pugno nello stomaco. “Negli occhi loro devo recitare la parte della madre forte”, racconta. E allora arrivano quelle parole che ogni genitore vorrebbe poter mantenere: “Tranquilli, presto torniamo a casa, presto rivedrete i vostri amici”. Una promessa pronunciata con un sorriso tirato, mentre dentro resta la paura di non sapere quando quella casa potrà essere riaperta. “Viviamo così, sospesi nel nulla, ridotti a un numero in un censimento di invisibili”, scrive ancora la donna, chiedendo alle istituzioni di non dimenticare gli sfollati. “Immaginate di perdere tutto in un secondo. Immaginate di non sapere dove dormirete tra un mese, di non avere più un posto da chiamare casa”. E’ il volto umano di un’emergenza che rischia di diventare invisibile proprio mentre i giorni scorrono.

E’ in questo clima che è arrivata una nuova mobilitazione. Il Comitato Emergenza Campi Flegrei ha lanciato una petizione per chiedere al governo lo stato di emergenza e una legge speciale per il territorio. In poche ore le firme hanno superato quota 10mila, trasformando la richiesta in un nuovo grido d’allarme che parte dalla popolazione e arriva direttamente alle istituzioni. “Noi non siamo abusivi”, è il messaggio scelto dai promotori. Il ragionamento parte da lontano: per decenni lo Stato e le istituzioni hanno investito nei Campi Flegrei, costruendo infrastrutture, scuole, ospedali, servizi e sedi pubbliche in un territorio oggi densamente abitato. “Venezia è stata costruita sull’acqua”, ricordano dal Comitato, sottolineando come anche in quel caso siano state destinate ingenti risorse alla protezione del territorio e della popolazione, con il Mose. Ora, sostengono, la stessa attenzione deve essere riservata ai Campi Flegrei, dove bradisismo e attività sismica hanno trasformato l’incertezza in una condizione quotidiana.

Per gli sfollati, però, non è più soltanto una questione di prospettive future. E’ una necessità immediata. “Sono più di due anni che molte persone sono fuori dalle proprie case”, ricordano i promotori, chiedendo di superare i tempi delle procedure ordinarie. Il contributo per l’autonoma sistemazione, da solo, viene considerato insufficiente: servono abitazioni disponibili e soluzioni stabili, senza costringere le famiglie a una continua e spesso disperata ricerca di una casa. La petizione chiede anche strumenti per chi, invece, scegliesse volontariamente di lasciare i Campi Flegrei. Tra le proposte ci sono il riconoscimento di un valore equo degli immobili per chi decide di trasferirsi definitivamente, agevolazioni per i trasferimenti lavorativi, abitazioni adeguate per chi vive in affitto e misure per contenere l’aumento dei canoni nelle aree di destinazione. Ma anche sostegni per traslochi e spese legate all’avvio della nuova vita altrove. Una richiesta, dunque, che non riguarda soltanto l’emergenza di oggi ma prova a mettere sul tavolo una domanda più grande: come vivere, o eventualmente come andare via, da un territorio che continua a tremare?

Nel frattempo, i cittadini chiedono interventi immediati. Tra le richieste avanzate c’è anche quella di predisporre tende già montate e immediatamente utilizzabili e di accelerare la messa in sicurezza degli edifici. Ieri, intanto, il sindaco di Pozzuoli Luigi Manzoni, nel corso della riunione del Centro operativo comunale, ha ribadito che la priorità dell’amministrazione resta una: “Far tornare i cittadini nelle proprie case”. Ma intorno a quella priorità c’è tutto il peso di un’emergenza che non può essere congelata dalle ferie estive. Il Comitato chiede infatti anche di avere un ruolo diretto nei tavoli istituzionali nei quali saranno prese le decisioni. “I cittadini dei Campi Flegrei chiedono responsabilità, chiarezza e risposte concrete”, ribadiscono i promotori. E mentre le firme continuano a crescere, la protesta si prepara a scendere nuovamente in strada. Il 26 agosto è stata organizzata una fiaccolata: la partenza sarà dal lungomare di via Napoli, a Pozzuoli, con arrivo a Bagnoli. Una lunga scia di luci per riportare al centro dell’attenzione un’emergenza che, per chi è ancora senza casa, non si è mai fermata. E quella madre, alla fine del suo sfogo, affida alle istituzioni una richiesta semplice e terribile nella sua immediatezza: “Non dimenticatevi di noi… dei nostri figli e di tutti i loro sogni”. Perché dietro i tremila sfollati non ci sono soltanto cifre e statistiche. Ci sono letti lasciati vuoti, fotografie rimaste sulle pareti, giocattoli abbandonati nelle camerette e famiglie che ogni sera continuano a chiedersi quando potranno finalmente tornare a casa.

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