CASAPESENNA – Non scelgono di collaborare, eppure finiscono per raccontare. Da indagati vengono controllati, ascoltati, trasformandosi talvolta in ‘testimoni inconsapevoli’. Le loro conversazioni possono aprire nuovi scenari e offrire spunti da approfondire proprio come accade con le dichiarazioni dei ‘pentiti’. È quanto sarebbe avvenuto con Costantino Garofalo durante l’inchiesta coordinata dalla Dda di Napoli che, lo scorso luglio, ha portato al suo arresto.
Mentre era monitorato dai carabinieri del Nucleo investigativo di Caserta, Garofalo avrebbe parlato dei rapporti tra Aldo Nobis e Raffaele Imperiale, il narcotrafficante originario di Castellammare di Stabia, ma con legami familiari anche a Casapesenna, che, prima dell’arresto e della collaborazione con la giustizia, aveva trascorso diversi anni a Dubai.
È un racconto che potrà essere oggetto di ulteriori approfondimenti. Garofalo, intercettato mentre parla di Aldo Nobis, lo descrive come un uomo molto ricco, capace di disporre di una liquidità compresa tra gli otto e i nove milioni di euro. Denaro che, sempre secondo quanto riferito dal giovane di Casapesenna, sarebbe stato nascosto all’interno di damigiane.
Garofalo collega quella presunta disponibilità economica proprio al rapporto con Imperiale: “Quello aveva a che fare con Raffaele Imperiale. Ma tu lo sai chi era Raffaele Imperiale o no?”. Parole pronunciate durante una conversazione privata e riportate negli atti, che non costituiscono di per sé un riscontro sull’esistenza del denaro né sulla sua provenienza, ma rappresentano un’indicazione che gli investigatori potrebbero approfondire.
Il livello di confidenza con il quale Garofalo parla della famiglia Nobis viene ritenuto significativo dagli inquirenti. Costantino è infatti genero di Raffaele Nobis, fratello di Aldo e di Salvatore Nobis, conosciuto come Scintilla e indicato come storico luogotenente del capoclan Michele Zagaria.
Nella ricostruzione della Dda, Garofalo, recentemente, avrebbe assunto un ruolo di vertice nel gruppo attivo a Casapesenna e nei comuni vicini. Gli vengono contestati, tra gli altri elementi, la gestione di una casa da gioco clandestina, un attentato intimidatorio compiuto con un ordigno esplosivo e presunti atti di concorrenza illecita nel settore delle onoranze funebri. Accuse che dovranno essere vagliate nel corso del procedimento.
Anche Aldo Nobis (come Raffaele) figura nella contestazione associativa formulata dai pubblici ministeri Vincenzo Ranieri, Alfredo Gagliardi e Vincenzo Toscano. Secondo l’accusa, dopo la scarcerazione sarebbe tornato a svolgere una funzione di vertice nella gestione della bisca clandestina, settore indicato come una sua storica ‘competenza’. Nobis era stato raggiunto dal fermo disposto dalla Dda e successivamente convalidato dal gip, ma il Tribunale del Riesame ne ha poi disposto la liberazione. È assistito dall’avvocato Paolo Caterino.
Resta sullo sfondo il passaggio relativo a Imperiale. Non un’accusa formulata direttamente dagli investigatori, almeno negli atti esaminati, ma il racconto captato dalla voce di Garofalo: un’indicazione che (se verificata) potrebbe contribuire a ricostruire rapporti, disponibilità economiche e vecchi legami tra Casapesenna e il grande narcotraffico internazionale. Per tutti gli indagati vale la presunzione di innocenza fino a un’eventuale sentenza definitiva.
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