NAPOLI – I turisti affollano le strade, i ristoranti lavorano, le vinerie attirano clienti e i musei sono diventati nuove mete per chi visita Napoli. Ma dietro il volto sempre più turistico del rione Sanità resta una realtà che, secondo chi vive quotidianamente il quartiere, non può essere cancellata dai segnali di rinascita. La camorra continua a rappresentare una presenza concreta e il rischio è che l’immagine di un quartiere finalmente sottratto alla criminalità finisca per nascondere problemi ancora irrisolti. A denunciare questa situazione è Antonio Cesarano, padre di Genny, il 17enne ucciso per errore il 5 settembre 2015 durante una stesa, a pochi passi dalla chiesa di San Vincenzo. Una morte che segnò profondamente la comunità e che portò alla nascita dell’associazione “Un popolo in cammino”, impegnata nel contrasto alla criminalità e alla dispersione scolastica.
A distanza di anni, Cesarano continua a lanciare l’allarme sulla sicurezza del rione. “Qui sparano quasi ogni sera, eppure non sento e non leggo niente in giro. Aumenta sempre di più il numero di ragazzi che sfrecciano in sella a moto di grossa cilindrata. Lo fanno per delimitare il quatiere e intimidire chi ci abita”, denuncia. Una frase che sintetizza, a suo giudizio, la distanza tra la percezione di chi abita nel quartiere e la narrazione di una Sanità ormai trasformata dal turismo e dalle attività culturali. “Ci sentiamo abbandonati. Siamo in zona rossa, ma serve a poco, anche perché da sola la presenza di militari e le forze dell’ordine non basta per scoraggiare i violenti. Se la situazione non migliora, ci saranno altri Genny Cesarano, purtroppo”, aggiunge. Il riferimento è alle misure di controllo e sicurezza adottate nel territorio, che secondo il padre di Genny non sarebbero sufficienti a garantire una presenza efficace e continuativa dello Stato. Il problema, sostiene, non riguarda soltanto la repressione. “Le telecamere non funzionano, altrimenti le forze dell’ordine scoverebbero subito chi apre il grilletto a cadenza quotidiana nel rione Sanità”. Il messaggio è per Michele di Bari, prefetto di Napoli. “Bisognerebbe combattere la dispersione scolastica e tenere aperte le scuole sino alle 9 di sera con l’azione di operatori sociali”. Un intervento che sposta l’attenzione dalla sola sicurezza alla prevenzione, individuando nella scuola e nella presenza degli educatori uno degli strumenti fondamentali per sottrarre i giovani alla strada e alle organizzazioni criminali.
Anche la crescita del turismo, considerata da molti uno dei simboli della rinascita del rione Sanità, viene letta da Cesarano con uno sguardo diverso: “Qui il turismo rappresenta una preda da azzannare”. Non basta dunque aumentare il numero di visitatori, aprire nuove attività e valorizzare il patrimonio culturale se, parallelamente, non vengono affrontate le condizioni sociali che continuano ad alimentare la criminalità. C’è poi il tema del rapporto tra istituzioni e territorio. “All’ultima riunione in Prefettura non siamo stati nemmeno invitati”, racconta Cesarano, sottolineando come proprio le associazioni e i cittadini che vivono quotidianamente le difficoltà del quartiere dovrebbero essere coinvolti nelle decisioni sulla sicurezza. La richiesta è quindi quella di non fermarsi all’immagine di una Sanità cambiata, ma di guardare anche alle contraddizioni che resistono dietro la sua trasformazione. “Non dobbiamo nascondere la testa sotto la sabbia, noi di “Un popolo in cammino”, l’associazione nata dopo la morte di mio figlio, non lo facciamo. Bisogna denunciare, ma qui, purtroppo sono ancora in pochi ad avere il coraggio di farlo”.










