Vergara: stavo per lasciare il calcio per vendere auto

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Cronache sport calcio
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Antonio Vergara, centrocampista del Napoli, ha svelato in una lunga intervista di aver quasi abbandonato il calcio. Un momento difficile, arrivato nel settembre 2023, quando un grave infortunio ha rischiato di interrompere la sua carriera. “Mi ruppi il crociato quand’ero alla Reggiana”, ha raccontato. “Chiamai mio padre e gli dissi: ‘È finita, preparami un posto nella concessionaria di auto a Caivano'”. Fortunatamente, ha tenuto duro, superando la difficoltà e affermandosi come uno dei punti di riferimento del Napoli.

La sua ascesa, iniziata con Antonio Conte, prosegue ora sotto la guida di Massimiliano Allegri, che lo ha subito impiegato nell’esordio stagionale contro il Genoa. La sua duttilità è una delle sue principali caratteristiche, ma anche un’incognita sul suo ruolo definitivo. “Da cinque anni cambio continuamente posizione”, ha spiegato Vergara. “Ho giocato come esterno alto, trequartista, mezzala e quinto di centrocampo. Mi adatto dove mi chiedono di mettermi”.

Nel corso dell’intervista, il giocatore ha offerto un’analisi dei due allenatori. Ha descritto Conte come un “maniaco della vittoria”, una persona con una mentalità unica. “Anche dopo una vittoria per 4-0, il giorno dopo lo trovavi arrabbiato perché pensava già alla partita successiva”. Allegri, invece, è stato descritto come un tecnico che “cerca di creare un legame personale e diretto con ogni giocatore. Scherza, è ironico, fa battute. Mi ha impressionato perché sapeva già tutto di me e mi ha subito indicato dove migliorare”.

Tra i ricordi più intensi della sua carriera c’è il suo primo gol in Champions League, segnato il 28 gennaio nella partita contro il Chelsea. “Ho sognato tante volte quella notte e quel gol”, ha confessato. Tuttavia, la serata è rimasta agrodolce a causa della mancata vittoria e qualificazione della squadra, un finale che avrebbe voluto diverso.

Vergara ha poi condiviso una riflessione sul concetto di “giovane” nel calcio italiano. A 23 anni non si considera più tale e critica la tendenza a etichettare i giocatori in base all’età. “La maturità calcistica non ha età, si può raggiungere anche a 18 anni”, ha affermato. “La gavetta non è sempre un bene: se un ragazzo è pronto, non ha senso imporgli un percorso lungo e diverso”.

Guardando al futuro, la Nazionale italiana rappresenta un sogno. “La maglia dell’Italia è un sogno che tutti hanno nel cuore”, ha detto, esprimendo ammirazione per il compagno di squadra Pio Esposito. Per la stagione in corso, gli obiettivi sono chiari: a livello personale, evitare infortuni, mentre a livello di squadra l’ambizione è raggiungere la semifinale di Champions League. Infine, un desiderio dal passato: “Mi sarebbe piaciuto giocare nel Napoli di Cavani, Hamsik e Lavezzi”.

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