Napoli, McTominay: stop per un’aritmia benigna

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Cronache sport calcio
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Il centrocampista del Napoli, Scott McTominay, si fermerà temporaneamente per sottoporsi a un intervento di ablazione. La decisione è stata presa in seguito alla diagnosi di una “lieve aritmia benigna”, come specificato in un comunicato ufficiale del club. Per comprendere a fondo la condizione del calciatore e le sue prospettive, è intervenuto il dottor Daniele Andreini, professore di cardiologia all’Università degli Studi di Milano.

L’esperto ha subito rassicurato sulla natura del problema. Le aritmie atriali, specialmente nei giovani atleti, non sono considerate pericolose per la vita e non conducono all’arresto cardiaco, a differenza delle più temute aritmie ventricolari. Il cuore di chi ne soffre è strutturalmente sano; il difetto risiede nel “circuito elettrico” dell’organo, spesso a causa di piccole imperfezioni congenite.

Il sintomo tipico è una tachicardia parossistica: la frequenza cardiaca aumenta improvvisamente, passando da un ritmo normale a 200-220 battiti al minuto, generando una sensazione fastidiosa. Questo episodio può manifestarsi sia durante uno sforzo fisico intenso sia a riposo e, di solito, si risolve spontaneamente. Quando ciò non accade, si interviene con farmaci o, nei casi più seri, con una cardioversione elettrica.

Nonostante la natura benigna, in un atleta professionista la condizione richiede un intervento risolutivo. L’ablazione è una procedura mininvasiva e sicura che mira a eradicare la causa dell’aritmia. Attraverso un catetere inserito dall’inguine, i medici raggiungono il cuore, inducono l’aritmia per mapparne l’origine e la “bruciano” selettivamente, risolvendo il problema in modo definitivo. Un caso analogo ha riguardato il biatleta Tommaso Giacomel, tornato con successo alle competizioni.

La diagnosi tardiva non deve sorprendere. Spesso, queste forme di aritmia non lasciano tracce sull’elettrocardiogramma a riposo. È probabile che McTominay abbia avvertito dei sintomi che hanno permesso di registrare un ECG durante un episodio, un’opportunità non sempre facile da cogliere. Fattori come lo stress psicofisico intenso, stati febbrili o squilibri elettrolitici possono slatentizzare la condizione.

Per quanto riguarda i tempi di recupero, il professor Andreini ha stimato un ritorno all’attività agonistica in un periodo compreso tra due e quattro settimane. Il protocollo post-intervento prevede solitamente una prima settimana di riposo, seguita da una ripresa graduale degli allenamenti. L’atleta, di fatto, rimarrà completamente fermo per circa una decina di giorni, per poi tornare progressivamente ai massimi livelli.

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