Daniele De Rossi, allenatore del Genoa, ha parlato con grande chiarezza al termine del confronto con il Como: “È una squadra davvero molto forte, forse quella che più mi ha impressionato. Qui a Marassi non avevo ancora visto un avversario come loro, sia a livello individuale che collettivo”. Non sono le parole di un opinionista, ma la lucida ammissione di un tecnico che ha percepito una forza evidente.
Il Como ha dimostrato di possedere qualità tali da poter competere per lo Scudetto. Questa non è un’eresia di inizio stagione, ma una tesi basata su considerazioni concrete. La squadra lariana ha una personalità definita e pratica un calcio contemporaneo, ambendo sempre a imporre il proprio gioco, indipendentemente dall’avversario o dal campo. Questo approccio, già visibile in Serie B, si è ulteriormente consolidato.
Un altro fattore cruciale è la componente psicologica. La squadra guidata da Cesc Fàbregas è giovane e gioca con una spavalderia positiva, libera dal peso della storia. Questa mentalità si traduce in un pressing alto, una riaggressione immediata e l’accettazione del rischio per non snaturare la propria identità. È un calcio verticale e moderno che mette in difficoltà le squadre abituate a ritmi più compassati.
La profondità della rosa è il terzo elemento decisivo. Gli innesti di Luis Milla e Samuele Ricci hanno rinforzato un centrocampo nevralgico, offrendo alternative di qualità per gestire il turnover. In attacco, l’arrivo di Moise Kean ha aggiunto un profilo diverso da quello di Douvikas, capace di attaccare la profondità e garantire gol. La rosa non è paragonabile a quella dell’Inter, ma è diventata competitiva e profonda.
C’è poi il fattore tempo, che pesa quanto i nomi in squadra. Fàbregas è alla sua quarta stagione sulla panchina comasca e i principi di gioco sono ormai diventati automatismi. La squadra ha interiorizzato un’idea calcistica precisa, gioca a memoria, sbaglia meno e sa come reagire nei momenti di difficoltà, dimostrando di non recitare un copione ma di viverlo.
Resta l’obiezione più comune: l’impegno in Champions League potrebbe prosciugare le energie di una rosa non abituata al doppio impegno. È un timore legittimo, ma la storia recente della Serie A suggerisce un esito diverso. La stessa preoccupazione circondava l’Atalanta di Gasperini al suo debutto europeo, ma quella squadra arrivò ai quarti di finale di Champions e si classificò terza in campionato.
La doppia competizione, anziché un ostacolo, si è rivelata uno stimolo che ha fornito ritmo, consapevolezza e fame. Non c’è motivo di credere che il Como non possa vivere lo stesso paradosso positivo. Le prime uscite stagionali hanno confermato che la squadra ha i numeri, l’età, l’idea di gioco e ora anche la rosa per andare oltre il ruolo di semplice sorpresa. Le parole di De Rossi suonano come un avviso ai naviganti.






