L’Italia piange Emma Bonino: muore a 78 anni la leonessa delle battaglie civili

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Foto Roberto Monaldo / LaPresse 20-02-2022 Roma Congresso di Azione Nella foto Emma Bonino Photo Roberto Monaldo / LaPresse 20-02-2022 Rome (Italy) Congress of the Azione party In the pic Emma Bonino
Foto Roberto Monaldo / LaPresse 20-02-2022 Roma Congresso di Azione Nella foto Emma Bonino Photo Roberto Monaldo / LaPresse 20-02-2022 Rome (Italy) Congress of the Azione party In the pic Emma Bonino

ROMA – L’Italia perde una delle sue figure politiche più iconiche e combattive. Si è spenta nella tarda serata di ieri, all’età di 78 anni, Emma Bonino, storica leader radicale, senatrice, ministra, commissaria europea e, per molti, la coscienza critica di un Paese che ha contribuito a cambiare dalle fondamenta. La notizia, che lascia un vuoto incolmabile nel panorama politico e civile, è stata data dal suo partito, +Europa. Da tempo afflitta da problemi di salute, Bonino era stata ricoverata d’urgenza lunedì sera in una clinica romana, epilogo di una lunga e coraggiosa battaglia contro la malattia, inclusa quella contro un tumore ai polmoni diagnosticato nel 2015 e che lei stessa, con la tenacia che l’ha sempre contraddistinta, aveva annunciato di aver superato nel 2023.

La sua scomparsa chiude un capitolo lungo oltre mezzo secolo di storia italiana, un percorso iniziato non nelle aule parlamentari, ma nelle piazze e negli ambulatori clandestini. Nata a Bra nel 1948, laureata a Milano con una tesi su Malcolm X che già prefigurava il suo spirito ribelle, Bonino divenne il volto e il corpo delle lotte per i diritti civili negli anni Settanta. Insieme ad Adele Faccio e altre militanti, fondò il CISA (Centro Informazione per la Sterilizzazione e l’Aborto), sfidando apertamente una legge anacronistica e un’intera cultura. La sua strategia era quella della disobbedienza civile: praticare aborti con il metodo dell’aspirazione per svelare l’ipocrisia di uno Stato che costringeva migliaia di donne alla tragedia degli interventi clandestini.

Questa lotta le costò l’arresto, nel gennaio del 1975, dopo un’irruzione della polizia nella clinica di Firenze. Un’immagine, quella del suo arresto, che divenne un simbolo e che, paradossalmente, la proiettò sulla scena nazionale. L’anno seguente fu eletta alla Camera, portando la sua battaglia dentro le istituzioni. Fu in quel periodo che si cementò il sodalizio, uno dei più duraturi e prolifici della politica italiana, con Marco Pannella. Insieme, trasformarono il Partito Radicale in un’inesauribile fucina di lotte: dal divorzio all’aborto, dalla lotta alla fame nel mondo al disarmo nucleare, dalla campagna antiproibizionista (che la vide arrestarsi a New York mentre distribuiva siringhe sterili) alla creazione di un tribunale per i crimini nella ex Jugoslavia.

Se l’attivismo fu la sua cifra distintiva, dagli anni Novanta Bonino dimostrò di possedere anche una straordinaria caratura istituzionale. Eletta con il centrodestra di Berlusconi nel 1994, fu scelta come Commissaria europea, ruolo in cui si guadagnò un rispetto trasversale per la sua competenza e dedizione, soprattutto nella gestione degli aiuti umanitari. Il suo apice elettorale arrivò nel 1999, quando la “Lista Bonino” raccolse un sorprendente 8,5% alle Europee. La sua carriera di governo proseguì come ministra del Commercio Internazionale nel governo Prodi e, soprattutto, come ministra degli Esteri nel governo Letta (2013-2014), prima donna a ricoprire tale incarico in modo non ad interim.

Per anni il suo nome è stato associato alla più alta carica dello Stato, il Quirinale. Una candidatura che lei stessa promosse con una celebre campagna che giocava sul pregiudizio di genere, definendosi “l’uomo giusto” per il ruolo. Sebbene la presidenza non sia mai arrivata, la sua statura di “madre della patria” laica e repubblicana è rimasta intatta. Gli ultimi anni l’hanno vista allontanarsi progressivamente da Pannella e fondare la sua ultima creatura politica, +Europa, con cui è tornata in Senato nel 2018. Con Emma Bonino non scompare solo una politica, ma un metodo, un’ostinazione e un coraggio che hanno insegnato a intere generazioni che le leggi si possono e, a volte, si devono sfidare per rendere una nazione più giusta.

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