Camorra e appalti per l’alta velocità, ecco chi sono gli imprenditori “indicati” da Belforte

Sono di Frattaminore, Frignano e Marcianise quelli che il figlio di ‘Mimì ’e Mazzacane’ avrebbe segnalato al patron dell’Areco. Il rapporto tra i due emerso da chiamate e messaggi intercettati dai finanzieri.

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Camillo Belforte e Dante Salzillo
Camillo Belforte e Dante Salzillo

C’è stato un tempo in cui il clan Belforte parlava con le armi. La guerra con il gruppo rivale dei Piccolo insanguinò Marcianise fino a spingere le autorità, 28 anni fa, ad adottare il ‘coprifuoco’ anticamorra: locali chiusi e strade svuotate per tentare di fermare la scia di agguati.

Oggi quel rumore sembra essersi attenuato. Ma il silenzio delle pistole non equivale alla scomparsa del clan. L’ipotesi della Direzione distrettuale antimafia di Napoli è che i ‘Mazzacane’ abbiano spostato il proprio baricentro verso gli affari, cercando di entrare nell’economia legale e, in particolare, nel sistema delle grandi commesse pubbliche. E’ la lettura dell’inchiesta sui lavori dell’Alta velocità Napoli-Bari, condotta dal Nucleo di polizia economico-finanziaria della guardia di rinanza e coordinata dai magistrati Henry John Woodcock e Sergio Ferrigno.

I rapporti tra Camillo Belforte e Dante Salzillo

Uno dei capitoli centrali riguarda i rapporti tra Camillo Belforte, detto ‘Pisiello’, figlio del boss ergastolano Domenico, alias Mimì ‘e Mazzacane, e l’imprenditore Dante Salzillo, figura di riferimento della società Areco. Messaggi, telefonate e incontri tra maggio e luglio 2025 descriverebbero, secondo gli investigatori, una relazione non occasionale.

Il 10 maggio Salzillo avrebbe ottenuto il numero di Belforte, salvandolo come ‘Camillo B.’ Due giorni dopo avrebbe ricevuto da lui un disegno tecnico, inoltrato a un manager di un’azienda per ottenere un preventivo. È il primo episodio nel quale la Dda attribuisce a Salzillo il ruolo di intermediario.

Il 13 giugno Belforte gli avrebbe presentato Francesco Giacco, 45enne di Frattaminore, imprenditore del settore impiantistico. L’obiettivo, secondo l’accusa, era favorire l’ingresso della sua azienda nelle commesse della Napoli-Bari. Salzillo gli avrebbe fornito i contatti di Antonio Donadio, procurement manager della Webuild, e Angelo Onorini (del Consorzio Telese, non indagato), invitandolo a presentarsi come un suo “carissimo amico”.

Il 19 giugno Giacco sarebbe stato segnalato anche a Franco Pierluigi Notarpietro per lavori a Salerno. La proposta, da circa 500mila euro, non sarebbe però andata avanti: il 23 giugno Giacco avrebbe rinunciato e Salzillo ne avrebbe informato Belforte. La ricerca sarebbe proseguita con Franco Manno, 40enne di Frignano, e Gianfranco Gaudiano, 51enne di Marcianise, il cui contatto sarebbe stato inviato a Notarpietro il 30 giugno.

Per la Procura, il meccanismo sarebbe stato ricorrente: Belforte indicava imprese o persone e Salzillo attivava i propri rapporti nei cantieri.

I due si sarebbero incontrati anche nei bar di Marcianise, discutendo di lavori, pagamenti e finanziamenti. Gli inquirenti richiamano inoltre una vertenza interna alla Areco. Salzillo avrebbe chiesto l’intervento di Belforte dopo le minacce che sosteneva di avere ricevuto da un dipendente intenzionato a ottenere il trattamento di fine rapporto. Per la Dda, il rapporto avrebbe funzionato in entrambe le direzioni: contatti imprenditoriali e possibile ricorso alla forza intimidatrice attribuita al clan.

Nel fascicolo compaiono anche presunti episodi corruttivi.

Lo spaccato sui rapporti tra Belforte e Salzillo è emerso nell’inchiesta che coinvolge complessivamente 49 persone. Per 41 indagati la Dda ha chiesto una misura detentiva: 37 in carcere e quattro agli arresti domiciliari; per altri quattro è stato proposto il divieto di dimora. Le contestazioni, ancora da verificare, comprendono a vario titolo associazione mafiosa, concorso esterno, corruzione, false fatturazioni e frodi.

Camillo Belforte è accusato di associazione mafiosa; Dante Salzillo, Francesco Giacco, Franco Manno e Gianfranco Gaudiano di concorso esterno in associazione mafiosa; Antonio Donadio di corruzione. Si tratta di contestazioni e richieste formulate dalla Procura, non di arresti già disposti.

La partita cautelare è ancora aperta. Prima di decidere sulle richieste della Dda, il gip ha fissato l’interrogatorio preventivo soltanto per venti indagati. Tra le persone citate compare il solo Dante Salzillo.

Il dato induce a ritenere probabile che il gip non consideri allo stato sussistente la componente mafiosa prospettata dalla Procura. In presenza di una contestazione mafiosa ritenuta fondata ai fini cautelari, infatti, il giudice potrebbe disporre direttamente la misura senza il passaggio preventivo. La convocazione sembrerebbe dunque finalizzata a verificare le altre ipotesi di reato per le quali l’interrogatorio è previsto, tra cui la corruzione. Si tratta, tuttavia, di una lettura della fase processuale e non di una decisione già formalizzata. Soltanto il provvedimento del gip chiarirà quali richieste della Procura saranno accolte e quali respinte. Tutte le accuse sono ancora sottoposte al vaglio giudiziario e gli indagati devono essere considerati innocenti fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.

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