NAPOLI – Il cinema italiano cambia passo. E proprio nel giorno in cui a Venezia viene assegnato il Leone d’Oro, il settore si trova davanti a una nuova prospettiva delineata dalla riforma approvata dalla Camera. Un passaggio destinato a incidere sull’organizzazione, sulla programmazione degli investimenti e sul rapporto tra istituzioni e filiera dell’audiovisivo. A raccontare il senso di questa svolta è il deputato di Fratelli d’Italia Gimmi Cangiano, relatore del provvedimento, che sottolinea il valore di un testo approvato con una larghissima maggioranza e guarda con particolare attenzione alle ricadute sulla Campania, sempre più protagonista della produzione cinematografica nazionale. Dalla nuova Agenzia per il cinema alla crisi delle sale, passando per il ruolo della Film Commission e per la necessità di riportare il cinema nei territori, Cangiano traccia la rotta di un settore che punta a coniugare cultura, industria e occupazione.
«Ha vinto il cinema italiano»
Onorevole Cangiano, da relatore, che significato attribuisce all’approvazione alla Camera della riforma del cinema?
È un risultato che considero davvero straordinario. Il cinema italiano aspettava da anni una riforma organica, capace non semplicemente di modificare qualche norma, ma di ridisegnare la prospettiva con cui lo Stato guarda a un settore che è insieme cultura, identità, industria, occupazione e promozione dell’Italia nel mondo.
Da relatore ho avuto l’onore e la responsabilità di accompagnare questo percorso e credo che il risultato più importante sia stato riuscire a mettere tutti intorno allo stesso tavolo. Prima di tutto le forze politiche, superando la tradizionale contrapposizione tra maggioranza e opposizione; poi l’intera filiera, che abbiamo ascoltato per mesi. Il voto della Camera, con 218 favorevoli e appena 6 contrari, racconta meglio di qualsiasi parola la qualità del lavoro svolto. E voglio ricordare il ruolo fondamentale del ministro Alessandro Giuli, che ha creduto nella necessità di questa riforma e nel metodo del confronto. Come ho detto in Aula: non ha vinto una maggioranza o un’opposizione, ha vinto il cinema italiano.
Programmazione triennale per investimenti e produzioni
Qual è, politicamente, il cambiamento più importante che questa riforma vuole produrre?
Vogliamo restituire soprattutto certezza e prospettiva a chi lavora e investe nel cinema. Per troppo tempo il settore ha dovuto confrontarsi con regole, procedure e tempi che rendevano difficile programmare. La programmazione triennale nasce esattamente da questa esigenza: dare agli operatori un orizzonte stabile, consentire alle imprese di programmare gli investimenti e alle produzioni di sapere con maggiore certezza quali strumenti avranno a disposizione. Il testo prevede infatti obiettivi e risorse su base pluriennale, finestre temporali e termini certi per i procedimenti.
La nostra ambizione è far compiere un salto di qualità al sistema: meno incertezza, più programmazione; meno frammentazione, più visione industriale. Perché difendere il cinema italiano significa anche metterlo nelle condizioni di essere competitivo nel mondo.
Dal 2028 la nuova Agenzia per il cinema e l’audiovisivo
Tra le novità più rilevanti c’è la nascita dell’Agenzia per il cinema e l’audiovisivo. Perché avete ritenuto necessario questo nuovo organismo?
Perché un settore così importante merita una struttura specificamente dedicata, competente e specializzata. È un modello che esiste già con successo in altri grandi Paesi europei e che può rafforzare enormemente il nostro sistema. L’Agenzia entrerà in funzione dal 2028 e si occuperà della parte gestionale e operativa, mentre al Ministero resteranno l’indirizzo politico, la vigilanza strategica e le funzioni ispettive. Accanto all’Agenzia nasce poi il Forum del cinema e dell’audiovisivo, che rende strutturale proprio quel metodo dell’ascolto che abbiamo utilizzato per costruire questa legge: il mondo del cinema deve poter dialogare stabilmente con le istituzioni.
«La Campania è uno dei motori del cinema italiano»
Da parlamentare campano, come giudica oggi lo stato di salute del cinema in Campania?
La Campania rappresenta oggi uno dei grandi motori del cinema italiano. Il nostro territorio continua a essere tra le location più ricercate dalle produzioni nazionali e internazionali, ma sarebbe riduttivo parlare soltanto della bellezza dei luoghi. Abbiamo produzioni di grande qualità, autori, attori, tecnici e maestranze straordinarie e una Film Commission che sta lavorando bene per accompagnare e attrarre investimenti.
E proprio in questi giorni Venezia ci ha restituito una fotografia bellissima di questa vitalità: sei opere sostenute dalla Regione Campania e dalla Film Commission sono state selezionate nelle diverse sezioni della Mostra. Pensiamo a Mario Martone e Toni Servillo con Scherzetto, a Edoardo De Angelis con Il fuoco che ti porti dentro, insieme a tanti altri talenti e produzioni della nostra terra.
Questo dimostra che la Campania non è semplicemente un grande set naturale: è ormai un sistema cinematografico vero, capace di produrre cultura, professionalità e lavoro. E la nuova riforma può aiutarci a consolidare ulteriormente questa posizione.
La sfida per riaprire le sale cinematografiche
C’è però un punto debole anche in Campania: la crisi delle sale. La nuova legge può rappresentare un’opportunità?
Assolutamente sì. Anche in Campania abbiamo assistito negli anni alla chiusura di tante sale, soprattutto nei centri più piccoli. È un fenomeno che riguarda tutto il Paese, ma da noi assume un significato ancora più forte perché molte di quelle sale hanno rappresentato per generazioni veri punti di riferimento culturali e sociali.
La riforma apre scenari molto interessanti per il recupero, la riapertura e la rigenerazione delle sale cinematografiche. E credo che proprio la Campania debba saper cogliere questa opportunità.
Abbiamo un paradosso che dobbiamo superare: siamo una delle terre italiane che produce più cinema, che offre talenti e location straordinarie, ma in tanti territori è diventato sempre più difficile andare al cinema.
La sfida dei prossimi anni deve essere questa: far crescere le produzioni, continuare ad attrarre investimenti, ma contemporaneamente riportare il cinema nelle nostre città e nei nostri comuni. Perché il cinema non deve soltanto essere girato in Campania: deve tornare a essere vissuto dai campani.








