Smog e turismo a Napoli, l’allarme dei medici

Dati critici sull’incidenza del tumore al polmone in centro, al porto e a Capodichino

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Antonio Marfella, presidente medici per l'ambiente

NAPOLI – “La crescita culturale e turistica di una Capitale come Napoli si ottiene stravolgendo natura e finalità di luoghi storici come Piazza del Plebiscito e il lungomare di via Caracciolo o combattendo drasticamente l’inquinamento dell’aria da overtourism?” Se lo chiede l’associazione Isde-Medici per l’ambiente, in una nota firmata dal presidente Antonio Marfella e molto critica verso la gestione dell’amministrazione Manfredi.

Le politiche ambientali di Parigi e Londra

La crescita turistica e la reputazione internazionale di Parigi e Londra sono ormai strettamente legate a drastiche politiche di contrasto all’inquinamento da biossidi di azoto. Le due metropoli hanno compreso che l’attrattività globale non si misura solo con monumenti e musei, ma richiede un’elevata vivibilità urbana, in grado di tutelare la salute di residenti e visitatori.Le strategie adottate hanno ridisegnato l’esperienza cittadina. Londra ha esteso la sua Ultra Low Emission Zone, un pedaggio mirato a escludere i veicoli più inquinanti, riducendo smog, rumore e odori nel cuore della capitale. Parigi ha attuato una rivoluzione della mobilità sotto la guida del comune, dimezzando i livelli di biossido di azoto negli ultimi dieci anni.

I benefici per la salute e per l’economia

I benefici sanitari ed economici sono immediati. Studi scientifici, tra cui ricerche pubblicate su The Lancet Public Health, evidenziano che a Londra i polmoni dei bambini crescono oggi in modo più sano. Nella Greater London, le zone a basse emissioni hanno portato a un calo del 10,2% dei problemi respiratori cronici (come asma e bronchiti) e a una riduzione del 18,5% dei giorni di congedo per malattia, generando un risparmio economico per la sanità pubblica stimato in oltre 37 milioni di sterline all’anno. A Parigi, le Zone a Basse Emissioni (Zfe) hanno fatto scendere la quota di popolazione esposta a livelli tossici di biossido di azoto sotto la soglia critica, prevenendo migliaia di decessi prematuri.Il contrasto con la situazione napoletana appare evidente.

Le fonti di inquinamento nel centro storico di Napoli

Nel centro storico del capoluogo, la qualità dell’aria risulta compromessa dai fumi delle fritture, dalle emissioni di gasolio non controllate provenienti dai maxi-traghetti e dalle navi da crociera del Porto, oltre che dalle tonnellate di cherosene combusto rilasciate quotidianamente dagli aerei in transito presso l’aeroporto di Capodichino, per il quale da tempo si discute l’ipotesi di un ridimensionamento e di un parziale decongestionamento su Grazzanise.

I dati sull’incidenza del tumore al polmone

I dati epidemiologici sull’incidenza del tumore al polmone per quartiere resi noti dall’Asl Na1 il 9 luglio 2026 tracciano un quadro critico. I quartieri del centro storico, le aree limitrofe al Porto e il distretto di San Pietro a Patierno mostrano tassi elevati di incidenza che non possono essere attribuiti esclusivamente all’abitudine al fumo individuale. Mentre le capitali europee dimostrano che la tutela dell’ambiente e il rigore sulle emissioni rafforzano l’economia, l’attrattività turistica e la sanità pubblica, ci si chiede se la governance locale saprà intraprendere con decisione la medesima strada.

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